| Mishima Yukio (1925-1970) |
24 gen 2022
Spaesamento e coazione al godimento
L'altro
| Henry von Heiseler (1875-1928) |
La storia procede come un giallo, un incontro casuale, un colpo di fulmine e voluttà (ed è affascinante come il linguaggio pudico di primi novecento evochi il piacere carnale pur non nominandolo mai), ma anche mistero, orrore e incubo. Già perché la presenza dell'altro, un ombra importuna - una presenza misteriosa, un fantasma - tramuta la gioia dell'amore totalizzante in sospetto e quindi in un incubo, anzi più propriamente un succubo.
La follia fa la propria comparsa e prende progressivamente il controllo, facile fare associazioni mentali con i succubi del "Manoscritto ritrovato a Saragozza" (1805) di Jan Potocki e anche alla montante paranoia dell'"Horla" (1887) di Guy de Maupassant.
L'atmosfera è cupa ma non siamo nell'orizzonte del gotico classico, il ritmo cresce fino alla liberazione finale, in uno scambio di piani di realtà dove vissuti e deliri si confondono trovando fuga e ristoro nell'inevitabile passaggio all'altrove.
La storia è godibilissima a prescindere dalla conoscenza o meno dei molti rimandi autobiografici, tuttavia per chi volesse approfondire la ricca introduzione dell'edizione Sellerio disvela le connessioni con la biografia dell'autore, provato dall'esperienza della Grande Guerra, disilluso dalla rivoluzione bolscevica, esule in terra straniera. Di qui risulterà più comprensibile come il grande altro, il fantasma per il quale il protagonista della storia smarrisce la ragione altri non è che una manifestazione della sua solitudine disperata.
Romantico, da leggere.
[ L'altro / Henry von Heiseler / Sellerio ]
23 gen 2022
Deve essere pazza
| Charly Cox |
Si tratta di una silloge di una giovanissima britannica (classe 1995), una ragazza come tante (forse giusto una sensibilità più pronunciata, e un disturbo bipolare...) che sfogava frustrazioni amorose e tormenti generazionali pubblicando poesie su Instagram, ma non è solo questo.
Il libro, la sua opera prima, publicato nel 2018, è stato un successo tanto da fare di Charly Cox (questo il nome della giovane poetessa) una testimonial per la ricerca sulle malattie mentali e assurgere tra le prime venti power player da tenere d'occhio per il futuro (almeno secondo la rivista Elle), sicuramente è diventata un punto di riferimento per moltissime giovani che hanno letto le sue poesie.
Una lettura piacevole, non banale; pop ma non in senso squalificante, piuttosto nel significato di contemporaneità e di quotidianità condivisa da moltissimi giovani.
[ Deve essere pazza / Charly Cox / Harper Collins ]
6 gen 2022
Un'altro mondo è possibile
| Ingrid Seyman |
| Marsiglia |
11 dic 2021
Scacchiera compulsiva
La partita a scacchi come "serious game", come esercizio intellettuale, come metafora, come vera e propria ossessione, perché come si legge nel racconto "Non ci si rende già colpevoli di una limitazione offensiva, definendo gli scacchi “un gioco”?"
| Stefan Zweig (1881-1942) |
Particolarmente suggestive le corrispondenze tra il protagonista del racconto e la biografia dell'autore, anch'egli esule, rifugiato in Brasile dall'Austria precipitata nel baratro della "più spaventosa sconfitta della ragione e al più selvaggio trionfo della brutalità", come l'autore scrisse in una lettera del novembre 1941. E' infatti a Petròpolis, nei pressi di Rio de Janeiro che Zweig scrive quest'ultimo racconto, ispiratogli dal suo tentativo di liberarsi delle depressione, in cui è caduto, cimentandosi nel replicare celebri partite su una scacchiera che ha acquistato all'uopo.
É l'8 gennaio 1944 quando inoltra il manoscritto finito a un amico scrittore e scacchista per avere un parere spassionato, Zweig tiene molto al racconto. Poco dopo, il 22 febbraio 1942, si suicida insieme alla giovane moglie assumendo del Veronal. Non è un gesto d'impeto ma un atto pianificato, il giorno prima ha inviato copie del manoscritto a suoi editori e traduttori. Al momento del commiato lascia una lettera datata il giorno stesso in cui constata "il mondo della mia lingua per me è andato perduto e la mia patria spirituale, l'Europa, si è autodistrutta", dichiara esaurite le forze e conclude con:"Saluto tutti i miei amici! Possano rivedere l'aurora, dopo la lunga notte! Io, troppo impaziente, li precedo."
Lettura consigliatissima.
[ La novella degli scacchi / Stefan Zweig / SE ]
20 nov 2021
Honza: una beatnik a Praga
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| Jana Černá"Honza" (1928-1981) |
Il materiale di "Clarissa" scritto da Honza (il diminutivo usato dai suoi amici) comprende alcuni racconti e qualche breve testo in versi, una fantasia provocatoria, libera, femminista, anti-borghese, a tinte forti in perfetto stile beat; il titolo con cui è stato pubblicato in italiano nel 1992 e che riprende il primo verso di una delle poesie della raccolta, non lascia adito a dubbi: "In culo oggi no".
Honza ebbe una vita tormentata e non priva di ombre compresa una condanna per incuria verso i figli, i suoi amici (con cui componeva un circolo di intellettuali e artisti a Praga, tra cui lo scrittore Bohumil Hrabal e il filosofo Egon Bondy, il fotografo Vladimír Boudník) la descrivono come una donna intelligente, piena di humor, ma incapace di badare a sé stessa, sempre sospesa sulla miseria, una poetessa maudite. Sua madre, morta nel 1944 nel campo di concentramento di Ravensbrück, era Milena Jesenská, la celebre Milena di Kafka e anche se Jana non conobbe mai il celebre scrittore, morto nel 1924, quattro anni prima della sua nascita, ugualmente (come testimoniato dai suoi amici) si vedeva come "la figlia di Franz Kafka", il che rende ancora più suggestiva l'ombra tragica che avvolse la sua triste vita. Jana fu sfortunata ma non rassegnata, sicuramente emancipata e libera, anche se dovette combattere con la miseria e adattarsi ad ogni sorta di espediente per sopravvivere.
Praga
I testi di "Clarissa" sono spregiudicati, erotici, persino pornografici, liberi e scanzonati, di certo non lasciano indifferenti... come scrive la stessa Honza: "ho letto di nuovo quel che ho scritto e mi sono spaventata".
[ In culo oggi no / Jana Černá / edizioni e/o]
31 ott 2021
La pietra della follia - Benjamín Labatut
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| Benjamín Labatut |
Il talentuoso scrittore cileno Benjamín Labatut accompagna il lettore in una riflessione sulla possibilità di afferrare la realtà, laddove la complessità (derivante dalla crescente massa di dati cui oggi abbiamo accesso) finisce per eludere ogni possibilità comprensione e conoscenza piena.
Uno stile letterario per una divagazione lucida tra scienza, politica, attualità e letteratura.
Il mondo è incubi e pericoli: terrori letterari, H. P. Lovecraft; orrori della storia, Pinochet; cospirazionismi e paranoie, P. Dick; complesso di persecuzione, blogger aspiranti scrittori; politici improvvidi, Jair Bolsonaro, Donald Trump, Boris Johnson.
Il titolo stesso di questo scritto preannuncia il riferimento al celebre dipinto "Estrazione della pietra della follia" dell'olandese Hieronymus Bosch, una rappresentazione della stupidità (tanto dello stolto che si fa curare, quanto del cialtrone guaritore). Pur stigmatizzando l'ignoranza del cospirazionismo Labatut tuttavia problematizza la questione della conoscenza mostrando il limite della comprensione insito nella complessità. La scienza ci mostra infatti che anche piccolissime variazioni nei dati, possono provocare grandissime differenze nel determinare le previsioni.
Siamo dunque condannati a che qualcosa ci sfugga sempre? Secondo l'autore del best seller "Quando abbiamo smesso di capire il mondo" (che inanella storie vere di scienziati che si sono confrontati con l'abisso della conoscenza) "il prezzo che paghiamo per la conoscenza è la perdita della nostra capacità di comprensione".
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| Il dipinto del 1494 di Hieronymus Bosch (1453-1516) |
E dunque? abbandonarsi al delirio? al misticismo?
No, piuttosto restare vigili ma senza negare il limite cui siamo sospesi. Incubi e sogni sono soltanto l'esito della nostra tendenza, disperata e irrinunciabile, a "dare un senso al mondo".
Una rivendicazione della necessità di mantenere aperti più punti di vista, come lo stesso Labatut ha affermato in una intervista: "La scienza e la letteratura sono due visioni necessarie del mondo, hanno bisogno l'una dell'altra, perché entrambe hanno dei punti ciechi."
[ La pietra della follia / Benjamín Labatut / Adelphi ]
16 ott 2021
Batraci umanoidi giapponesi
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| Akutagawa Ryūnosuke (1892-1927) |
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| un Kappa in un disegno di Hokusai (1760-1849) |
Akutagawa conosceva bene l'inglese e tradusse molte opere europee dalla versione inglese; pur ottenendo consensi per la sua produzione, per tutta la vita fu tormentato da un disagio esistenziale (tra cui il timore di impazzire come la madre suicida quando era bambino) culminato con il suicidio, nel 1927 a soli 35 anni, con il Veronal (come "La signorina Else" di Schnitzler).
Il geniale scrittore è altrimenti noto per il racconto "Rashōmon" (1915) da cui è stato tratto l'omonimo e celeberrimo film di Akira Kurosawa. Tra i racconti raccomando la lettura di “Gesù di Nanchino“ (1920), particolarmente poetico.
[ Kappa / Akutagawa Ryūnosuke / SE ]
[ Lucifero e altri racconti / Akutagawa Ryūnosuke / Lindau ]
10 ott 2021
Bibi-la-Bibiste
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| Raymonde Linossier |
L'edizione italiana moderna (testo francese con traduzione e fronte) che ho trovato per caso tra i libri usati, oltre alle 5 pagine del romanzo conta più di 100 pagine (preziose) di appendici, documenti e qualche foto, in un paio di queste è ritratta anche Raymonde che sorride dal bianco-nero. Certo questa edizione non ha valore collezionistico come invece ne avrebbe una delle cinquanta copie originali, ma tanto basta per assaporare il profumo della carta e mentre il buio avanza fantastico della Parigi dei primi del '900, quella di Raymonde. Per rendere l'atmosfera più suggestiva ho deciso di ascoltare (forse per la prima volta) la musica di Satie, un amico di Raymonde: un brano e poi un altro, malinconici, quel che ci voleva per chiudere questa domenica d'autunno.
Consiglio la lettura, è un ottima occasione per fare conoscenza dell'autrice, Raymonde Linossier, "la potasson più giovane al mondo". Difficile riassumere in poche righe una vita tanto breve quanto intensa: intellettuale, poliglotta, orientalista, autrice, fondatrice del "Bibisme" e alfiere dei "Potasson" (un gruppo di amici e scrittori alla ricerca della "bonheur de vivre"). Di lei conoscenti e amici testimoniano la gentilezza, la modestia, l'essere spiritosa. Tra le molte relazioni d'amicizia e professionali innumerevoli celebrità: Erik Satie (compositore e... segreto custode di ombrelli), James Joyce (per il quale tradusse un capitolo dell'Ulisse, e che l'autore omaggiò inserendone il nome nel capitolo su Circe), Ezra Pound (che tentò di trovare un editore a Londra e New York per il geniale micro-romanzo), il compositore Francis Poulenc amico di una vita, Adrienne Monnier della libreria parigina "La maison des Amis des livres" (frequentata tra gli altri anche da Walter Benjamin) e molti altri.
[ Bibi-la-Bibiste / Raymonde Linossier / Stampa Alternativa ]
Insani gesti
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| Alesandra Carnaroli |
Qual'è il senso? Perché, piuttosto che no?
Un esorcismo (o desiderio) quasi compiaciuto. Una volta abbracciato, l'ineluttabile diventa libertà. Come per Kafka quando gli fu comunicato l'irreversibilità del suo male, libero finalmente dalla speranza come dalla preoccupazione. Non più tormentato dalla possibilità.
Siamo oltre le intenzioni dell'autrice? e dunque sia, o non sarebbe poesia.
Una lettura che tocca, divertentemente triste, liberatoria, dolorosamente piacevole.
Banalmente: non banale, poetica.
[ 50 tentati suicidi più 50 oggetti contundenti / Alesandra Carnaroli / Einaudi ]
Pulp a Cotonou
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| Florent Couao-Zotti |
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| Fanta face, Coca-Cola body |
Buona lettura!
[ Non sta al porco dire che l'ovile è sporco / Florent Couao-Zotti / 66thand2nd ]
8 ott 2021
Predatori: le dimensioni contano, talvolta.
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| Timothy Winegard |
- Forse il proverbiale lupo?
- La tigre di Mowgli?
- Lo squalo di Spielberg?
Il saggio di Winegard accompagna il lettore attraverso una rilettura della storia alla luce dell'impatto delle pandemie veicolate dalle zanzare, una storia che non è solo la vicenda del piccolo letale nemico dell'umanità ma è anche la storia della cattiva coscienza di quella parte minoritaria e ricca del pianeta che si disinteressa dei mali che affliggono il resto dei suoi confratelli, al di fuori della bolla protetta in cui vivono i portatori del privilegio. Già perché possiamo essere certi che gli sforzi per combattere la malaria sarebbero stati maggiori se fosse endemica nella ricca Europa o in Nord America, basti pensare ad esempio agli assurdi investimenti in parafarmaci e palliativi vari per i raffreddori stagionali (sicuramente non letali). Un'occasione in più per riflettere sulle responsabilità all'interno del villaggio globale. Ad esempio l'Aids è sostanzialmente curato in occidente mentre continua a dilagare nei paesi poveri, lo stesso si può dire della malaria e altre infettive praticamente ormai assenti nei paesi ricchi e ancora endemiche in vaste parti del pianeta. Una eccezione: il Covid-19, per la sua capacità di oltrepassare i confini (che lo rende pericoloso a livello planetario, senza distinguere tra ricchi e poveri) ha riscosso una risposta rapida e globale da parte dei paesi ricchi, e per fortuna con buoni risultati visti i molteplici vaccini ottenuti. Ma anche qui mentre la minoranza si appresta alla terza vaccinazione c'è una vasta maggioranza in balia del virus, attanagliata da mancanza di risorse, problemi organizzativi (anche nella filiera preventiva) per non parlare delle molte altre emergenze sanitarie e persino quella climatica.
[ Zanzare: Il più micidiale predatore della storia dell'umanità / Timothy Winegard / HarperCollins ]
2 ago 2021
Dalla Cimmeria con furore (guerriero)
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| by John Buscema |
Nella preistorica “era hyboriana”, un giovane guerriero proveniente dalla Cimmeria si fa strada in mondo bellicoso, popolato di demoni, esseri ultraterreni e potenti stregoni. Il suo nome è Conan, i tratti distintivi sono il fisico possente, la mente acuta, la resistenza, lo sprezzo del pericolo, la nobiltà d’animo (anche se non si fa scrupolo di uccidere e rubare, non ha un’attitudine criminale, è una sorta di anti eroe pericolosamente irascibile), la diffidenza verso la civiltà che lo porta a uno stile di vita vagabondo nonostante i successi in battaglia. Il barbaro Conan è pura energia, in lui l’azione precede qualsiasi altra cosa, è puro istinto ferino, insomma è l’arma perfetta, un autentico predatore.
Il creatore di questo iconico personaggio è Robert Ervin Howard (1906-1936) autore di alcuni cicli fantastici, il più celebre dei quali è appunto il corpus di 22 opere, tra romanzi e racconti, aventi come protagonista Conan il barbaro. Di fatto inventa un nuovo genere letterario al confine tra il romanzo di avventura e l’horror, nasce infatti quello che in inglese è indicato come fantasy sword and sorcer, ovvero il fantasy eroico. La figura del barbaro nerboruto, dai muscoli guizzanti, impegnato per lo più a salvare donzelle in abiti succinti, fracassando con indifferenza crani umani sul proprio cammino, è ormai un’immagine stereotipata, persino ridicola. Howard creò il modello originario e basta leggere le avventure di Conan per apprezzarne lo stile, inoltre insieme al personaggio creò un ampio e articolato mondo di fantasia, con tanto di storia e geografie proprie, in cui il pericolo è sempre in agguato e attraverso il quale Conan inanella avventure traboccanti di azione violenta.
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| Robert Ervin Howard |
Howard è stato autore di circa cinquecento opere, tra cui ben cinque cicli fantastici distinti: Kull di Valusia, Conan, Solomon Kane, il Ciclo celtico, il ciclo di James Allison e Kirby Buckner; oltre che con il fantasy epico si cimentò anche con altri generi tra cui: storie di pirati, polizieschi, western, sport, esplorazione, horror, persino cappa e spada. Nel 1930 entrò in contatto con H.P. Lovecraft a cui aveva fatto le lodi per il racconto ”I topi nel muro”, questi ricambiò con l’apprezzamento per le storie di Solomon Kane; ne nacque una fitta corrispondenza che durò per il resto della vita di Howard. Howard apprezzava a tal punto l’immaginario del cosiddetto Ciclo di Chtulhu che scrisse ben cinque racconti originali correlati.
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| Schwarzenegger |
Le trasposizioni a fumetti sono state numerose, tra le più iconiche segnaliamo le tavole realizzate da John Buscema. A livello cinematografico ben tre trasposizioni, nel primo film "Conan il barbaro" (1982) diretto da John Milius, il personaggio è interpretato da Arnold Schwarzenegger.
[ Conan il barbaro / Robert Ervin Howard / Mondadori ]
L'infundibulo cronosinclastico
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| Kurt Vonnegut (1922-2007) |
Una girandola di personaggi e ambientazioni stravaganti dove niente è quello che sembra e si ride parecchio.
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| Rumford su Titano |
Quindi di che parla il romanzo? Di astronavi? No, parla di teleologia. L’agire dell’uomo è vanità, inconsapevole pedina di un disegno altrui.
Il significato della vita come la conosciamo? Vonnegut ha un risposta geniale: è la chiamata di soccorso di un viaggiatore in panne. A questo punto potrà sembrare strano ma fidatevi il libro è bellissimo, una feroce satira sociale antimilitarista, una satira sulla religione e sulla vana prosopopea dell’agire umano.
E le sirene? Sono ben tre e vi aspettano su Titano.
Buonissima lettura!
[Le sirene di Titano / Kurt Vonnegut / Bompiani ]
1 ago 2021
Ancora Lem
Stanislav Lem è ampiamente riconosciuto come uno dei grandi maestri della fantascienza moderna, al suo capolavoro "Solaris" abbiamo già dedicato un altro post, questa volta consideriamo il romanzo "L'invincibile" (pubblicato nel 1964), la storia di una sfortunata missione di soccorso.
Evidentemente il cinema ha saccheggiato a tal punto la narrativa di genere che è impossibile non avvertire un senso di déjà vu, basti pensare alla missione di salvataggio di Alien (il film diretto da Ridley Scott nel 1979).
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| Lem 1921-2006 |
Il protagonista pur compiendo eroicamente il suo dovere di eseguire gli ordini, nel confrontarsi con la minaccia aliena problematizza la questione “Quanti di questi fenomeni incredibili, estranei alla comprensione umana, può nascondere il cosmo? Dobbiamo proprio andare ovunque, con la potenza distruttrice delle nostre navi, per ridurre in frantumi tutto ciò che non comprendiamo?” per poi concludere: “I colpevoli siamo noi, solo noi”.
Da leggere, anche se non vi piacciono i racconti di astronavi, potreste ricredervi.
[ L'invincibile / Stanislav Lem / Sellerio ]
Short stories di fantascienza
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| F. Brown 1906-1972 |
I racconti di questi due volumi sono vari, spesso comici, quasi sempre brevissimi, facile quindi l'associazione mentale con Jack Ritchie (campione di miniature noir), c'è n'è per tutti i gusti. Difficile fare una classifica, tra i miei preferiti sicuramente il racconto "Margherite" del 1954, leggendolo scoprirete che "Al contrario di quanto si ritiene comunemente, le margherite sono molto pettegole.".
Consigliatissimi!
[ Cosmolinea B-1; Cosmolinea B-2 / Fredric Brown / Mondadori ]
Dinosauri
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| Museo di Storia Naturale di Londra |
La paleontologia, ovvero quella branca delle scienze naturali che studia gli esseri viventi vissuti nel passato geologico, può a prima vista apparire quieta e polverosa come i fossili che studia, persino noiosa quando invece è popolata di curiosi personaggi: avventurieri simili Indiana Jones, scienziati e viaggiatori, predoni e contrabbandieri di fossili.
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| Homo diluvii testis |
Il libro “Fossili fantastici e chi li ha trovati” ripercorre la storia della paleontologia attraverso 25 scoperte tra le più importanti. Un viaggio tra mostri colossali, sfide all’ultimo ritrovamento, geniali intuizioni e solenni cantonate. La scienza si sa procede per falsificazione e anche la paleontologia non fa eccezione. Nel 1726 lo studioso svizzero Johan Scheuchzer studiò uno scheletro fossile e arrivò a battezzarlo addirittura “homo diluvii testis” (uomo testimone del diluvio), l’idea era che quello scheletro fosse appartenuto ad uno dei giganti (tramandati dalla tradizione) perito durante il biblico Diluvio. Oggi sappiamo invece che ciò che fu scambiato per il bacino e la colonna vertebrale di un umanoide altro tre metri è in realtà lo scheletro di una salamandra gigante vissuta tra i 5 e i 20 milioni di anni fa.
Il potenziale attrattivo di questi scheletri preistorici è stato ampiamente sfruttato e non solo dal cinema moderno. Già nel 1800 si organizzavano diorama e ricostruzioni con i dinosauri, la maggior parte delle quali oggi sappiamo essere grandemente erronee. Oggi sappiamo che i discendenti moderni più prossimi di questi mostri preistorici sono gli uccelli ma all’epoca li si scambiò erroneamente (comprensibilmente, considerato l’aspetto a prima vista) con lucertole giganti, di qui il nome "dinosauri" (etimologicamente: lucertola straordinaria) coniato nel 1842 dal paleontologo britannico Richard Owen il quale poi nel 1870 fondò il Museo di storia naturale di Londra.
Nel 1800 la paleontologia incominciava a prendere piede, parallelamente si scoprivano intere civiltà perdute (nel 1840 la spedizione nello Yucatán degli esploratori John Lloyd Stephens e Frederick Catherwood, che fece conoscere al mondo i resti della civiltà Maya), inoltre cresceva l’interesse per l'antico Egitto, spinto dalla riscoperta napoleonica pochi decenni prima. Poi c’era Darwin ("L'origine delle specie" è del 1859) e le scoperte di fossili che si moltiplicavano, come lui stesso aveva pronosticato. Si scatenò persino quella che fu chiamata la "guerra degli ossi", che vide competere Edward Drinker Cope e Othniel Charles Marsh nella ricerca di sempre nuovi fossili per quasi 30 anni. Anche sul piano dell'immaginario si consolidò persino un genere letterario, quello del “mondo perduto”, si pensi a "Viaggio al centro della Terra" di Jules Verne che è del 1864, e ancora decenni dopo "Il mondo perduto" di Arthur Conan Doyle pubblicato nel 1912.
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| Donald R. Prothero |
Si legge come un romanzo di Verne ma è tutto vero, consigliatissimo!
[ Fossili fantastici e chi li ha trovati / Donald R. Prothero / Aboca ]
31 lug 2021
Microplastiche e isole di rifiuti
La plastica nei mari è ormai un problema globale, un'emergenza seconda solo al cambiamento climatico. A questa emergenza non a caso è dedicato un intero obiettivo dell’"Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile", precisamente l’obiettivo n° 14, "La vita sott'acqua - Conservare e utilizzare in modo sostenibile gli oceani, i mari e le risorse marine per lo sviluppo sostenibile”.
La lettura del saggio causa un certo sgomento appena attenuato dall'allegra grafica colorata: i numeri parlano, anzi gridano! Stiamo avvelenando le acque del pianeta, no anzi, abbiamo già avvelenato gran parte dell'ecosistema e dei viventi che vi abitano, compresi noi stessi, la specie umana. Già perché quanto accade non è un cataclisma naturale ma la conseguenza dell'azione umana: la plastica è entrata nell'ecosistema, dilaga ovunque trasportata dalle acque e produce effetti nefasti. La plastica, frammentata e miniaturizzata, fin oltre la soglia del visibile umano, si trova ormai in ogni angolo del pianeta, anche a enormi distanze rispetto ai luoghi dove per la prima volta ha raggiunto un corso d'acqua. Insomma, un effetto globalizzato.
Il mare Mediterraneo non è in buona salute, anche se come superficie equivale a meno del 1% della superficie dei mari nel mondo, come accumulo di rifiuti è al 6° posto. L’Italia è il secondo contributore di plastica nelle acque del Mediterraneo con 34mila tonnellate di rifiuti ogni anno, peggio solo l’Egitto con circa 85mila tonnellate annue.
A livello planetario ogni anno entrano nei mari da 8 a 12 milioni di tonnellate di rifiuti, fatte le dovute equivalenze significa 380 Kg di rifiuti al secondo, un container da 28 tonnellate ogni minuto e mezzo.
Siamo ancora in tempo per rimediare? Probabilmente sì ed è una buona notizia. Ma occorre agire rapidamente e insieme. Istituzioni e governi possono e devono fare molto ma la migliore risorsa sta nell'iniziativa individuale, ogni contributo è importante. La consapevolezza è il primo requisito, la cultura, anche scientifica; poi l'azione, occorre agire sui propri comportamenti, sullo stile di vita, sui propri consumi. La parola d'ordine è sostenibilità. Nel libro sono raccolte alcune esperienze concrete e qualche buona pratica.
Una lettura consigliata per migliorare la propria conoscenza e soprattutto per trovare spunti per agire e contribuire al cambiamento. A tutti noi: bonne chance!
[Atlante mondiale della zuppa di plastica / Michiel Roscam Abbing / Edizioni Ambiente]
29 mag 2021
L’umanità e la salute del pianeta nell’Agenda 2030
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| Stefano Bocchi |
Leggendo il saggio “L’ospite imperfetto” scritto dal professore Stefano Bocchi (ordinario di Agrononomia all’Università di Milano, curatore scientifico del Parco della biodiversità di Expo 2015, Presidente dell’Associazione Italiana di Agroecologia AIDA) si viene condotti alla scoperta di uno strano personaggio i cui comportamenti arroganti e ingenui, sicuramente inadeguati, portano a continui disastri con esiti autolesionisti. Incontriamo dunque una sorta di Ignatius J. Reilly, protagonista del celebre romanzo “Una banda di idioti” del compianto John Kennedy Toole (se non lo avete ancora fatto, leggetelo). Ci sarebbe da ridere se non fosse che la “banda di idioti” di cui si narra nel saggio di Bocchi sono i "sapiens", ovvero noi, la specie umana…
27 mag 2021
Dalla pandemia all’utilitarismo buono
- la perdita della centralità nell’universo (Copernico),
- la teoria evoluzionista che mortifica la presunzione umana ricollocando la specie nell’alveo della casualità (Darwin),
- la teoria dell’inconscio che sottrae al soggetto la propria centralità (Freud).
La visione “utilitarista” sia pur ammorbidita informa il ragionamento. In un passo si discute delle conseguenze del lockdown confrontando gli svantaggi delle non chiusure (il progredire della malattia e l’aumentare dei morti) con gli svantaggi delle chiusure (le conseguenze del blocco dell’economia). Se da un lato le conseguenze del non contenimento della pandemia sono relativamente chiare e quantificabili, più arduo è stimare le conseguenze del blocco dell’economia, ma i danni ovviamente ci sono e sono potenzialmente grandi, ad esempio si argomenta come “il petrolio, a poche settimane dalla diffusione globale del virus, è sceso da 60 a 10 dollari al barile, che a questo prezzo non conviene estrarlo e così via, si capisce che una chiusura totale può voler dire anche fame, carestia e forse milioni di morti. è quello che potrebbe succedere in Nigeria e Venezuela non troppo in là.”
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| Sebastiano Maffettone |
Insomma qua e là i lettore potrà produrre delle legittime resistenze, ma non mancano spunti di interesse e sicuramente Maffettone non è un Chicago Boys, anzi si sforza di proporre per l’appunto una dimensione di etica pubblica che non sacrifichi completamente l’istanza etica al totem dello sviluppo economico. Nella parte conclusiva si affronta il tema della morte sottolineando come proprio la proiezione oltre sé stessi, non solo nella discendenza diretta, ma più in generale nell’umanità (e senza prospettive mistiche o religiose) possa costituire un elemento determinante per l’etica pubblica.





























