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4 mar 2023

Giostra pop-intellettuale

Un noir a tinte forti, hard boiled ma in salsa francese; un divertissement umoristico che rimescola i generi, deride l'intellettualismo, senza mancare di qualche riflessione più profonda anche politica e senza mai smettere di giocare con i piani interpretativi, le sotto tracce; un meta-romanzo godibilissimo, che non si prende troppo sul serio e straripa di ironia e autoironia tra rimandi e suggestioni, un pastiche che riflette su sè stesso snocciolando arguzie e pillole di erudizione ma senza saccenza, un gioco che si adatta a molti palati.

Laurent Binet
La Settima funzione del linguaggio è il titolo di questo libro del francese Laurent Binet (classe 1972), il riferimento è alla teoria sulle funzioni del linguaggio di Roman Jakobson (sei in tutto) e poi riprese e studiate da Roland Barthes e che nella fantasia del romanzo codifica una "settima funzione" i cui poteri sono oggetto di contesa (finanche mortale). 

Siamo nel 1980, l'ambientazione è per lo più puntuale: Parigi, l'Italia, gli Usa; le proteste studentesche, il terrorismo rosso, la guerra fredda; le battaglie intellettuali sulla filosofia e sulla linguistica o più precisamente tra semiologia e semiotica a seconda della specifica impostazione interpretativa che separa e oppone continentali (francesi, par excellence) e non (anglo-americani) dai due lati dell'Atlantico.  

Il plot poliziesco dipana da un banale incidente stradale dall'esito mortale a una indagine su un furto per cui è in gioco la sicurezza nazionale, fino alla epifania della soluzione. La strana coppia protagonista è formata da un poliziotto, conservatore, e un dottorando in semiotica, sinistrorso,  che ha il compito di rendere intelligibile il filosofese da accademia al segugio impegnato nelle indagini. L'intera avventura è lo sprofondamento nel girone degli intellettualismi da università, con tonalità che variano dal circense alla spy story. Non mancano gli omicidi, le sette segrete, le spie dall'est, ma la peculiarità è la presenza di personaggi ed eventi reali abilmente incastonati nel racconto usati come elementi veri a sostegno della vicenda inventata, l'impossibile plausibile. 

Una girandola tale che più di un lettore sorriderà accarezzando la molteplicità interpretativa offerta dai fatti veri così amabilmente prestati a fare da supporto a una fervida immaginazione.

Come nella Commedia di Dante anche questo inferno pullula di personaggi eccellenti: Roland Barthes, Foucalt, Althusser, Guattari, Deleuze, Derrida, Lyotard Rorty, Searle, Bernard Henri-Lévi, Umberto Eco ed anche personaggi dello spettacolo Monica Vitti, Anotnioni e politici come Mitterand e Giscard d’Estaing; quasi un tributo all'effervescenza intellettuale che fu, sia pur smascherata nei suoi narcisismi e lati oscuri di un periodo tardo rivoluzionario della fantasia al potere, che portò liberazione e morte.

Chi avrebbe potuto sospettare così perfettamente credibili in ruoli da 007 contanti seriosissimi eruditi ed accademici? 

Lettura consigliata, se poi avete un minimo di dimestichezza con gli anni '80 e qualche minima nozione di filosofia dell'epoca, il pasto sarà ancora più gustoso. 

[ La settima funzione del linguaggio - Laurent Binet - La nave di Teseo ]


10 apr 2022

This is the end

Guido Morselli
(1912-1973)

Un libro breve ma intenso. Un incedere turbinante, che accarezza la follia come in una danza sincopata. 

Nel romanzo il protagonista testimonia la decisione assunta di suicidarsi, il momento è giunto, al culmine di un periodo di autoisolamento da un mondo che gli è ormai estraneo e insopportabile. Quindi accade l’impossibile: la rinuncia al momento decisivo e lui è ancora tra i vivi, ma si scopre l’unico sopravvissuto, solo. Il resto dell’umanità nel frattempo (contestualmente) è misteriosamente scomparsa lasciando spazio alla natura che inesorabile riconquista il proprio spazio crudelmente sottrattogli dall’irresponsabile agire umano. 

È questa la “Dissipatio H.G.” del titolo, ovvero l’evaporazione del genere umano (Humani Generis), un evento apocalittico ma incruento, niente cataclismi, l’intera umanità è d’un tratto scomparsa lasciando tutto il resto intatto. In questa solitudine si aggira il protagonista, sopravvissuto alla determinazione di suicidarsi; ne seguono riflessioni rapsodiche profonde, disperati tentativi di razionalizzazione, testimonianze del disagio incontenibile, infarcite di molteplici riferimenti culturali alti e rimandi alla biografia autentica dell’autore. La critica per un mondo che non è mai stato veramente tale, il senso di estraneità, l’ansia, l’accettazione, la decisione ultima (e ultimativa) e infine la liberazione. 

Una sorta di rielaborazione letteraria di un diario interiore del processo di estraniamento che porterà di lì a poco l’autore del libro a mettere in pratica il proposito suicidiario qui anticipato. Una discesa nel Maelstrom di una mente brillante, insieme disperata e determinata a fare appello a una vasta cultura, alla ricerca di un significato, di un senso, di un motivo per non farlo. Ma la “ragazza dall’occhio nero” (la pistola) terrà fede alla promessa e metterà fine al tormento, tristemente non solo nella fantasia. Guido Morselli, il geniale autore di questo libro, si è suicidato sparandosi con la sua Browning  il 31 luglio 1973, solo pochi mesi prima aveva scritto “Dissipatio H.G.” (che fu pubblicato postumo nel 1977). 

Una lettura sicuramente consigliata, la scrittura è insieme scorrevole e sofisticata, offre innumerevoli spunti di riflessione, non solo sul piano del travaglio personale (del protagonista, dell'autore, del lettore) ma anche per gli squarci di critica della società, l’ecologismo, la politica, l’economia, l’industria culturale. Attuali benché si tratti un testo degli anni ’70. 

L'uso del soliloquio, il ritmo, mi ha ricordato per libera associazione “La caduta” di Camus e anche “Il biglietto che esplose” di Burroughs.

Dissipatio H.G è un libro che tocca e fa pensare. L’ho letto d’un fiato. So che lo rileggerò ancora. Ma prima devo staccare, lasciare sedimentare, fare sì che le associazioni libere facciano il loro lavoro, e sarà come leggere un libro nuovo. 

Ora mi ci vorrebbe una passeggiata immerso nella natura, poi in un altro momento: sigaretta, un bicchiere e musica, potrebbe andare bene Jim Morrison che nel 1966 declamava: 

This is the end, beautiful friend
This is the end, my only friend
The end of our elaborate plans

 

[ Dissipatio H.G. / Guido Morselli / Adelphi ]


9 apr 2022

Divagazione

Juliette Lewis
nel ruolo di Faith Justin
Ancora una volta sono grato al gruppo del circolo dei lettori che mi ha dato l'opportunità di conoscere persone e libri interessanti. Inoltre è stata l'occasione per un giochino di associazioni mentali, "compitino" per il gruppo era immaginare un gruppo whatsapp tra personaggi letterari motivandone il legame. Le proposte sono state argute e divertenti, peccato che avendo la memoria di un pesce rosso non possa qui resocontarle. Mi limiterò pertanto al gruppo immaginato da me: 

Nome del gruppo:

  • "Letali attrattori"

Membri del gruppo:

  • Olga (Olga la rossa 1969 / Jan Wolkers), 
  • Fusako (Una stanza chiusa a chiave 1954 / Mishima Yukio); 
  • Berenice (Berenice 1836 / Edgard Allan Poe), 
  • Else (La signorina Else 1924 / Arthur Schnitzler). 
Olga rifiuta un uomo causandone l'ossessione per il sesso occasionale quale vano ristoro; Fusako è al contempo vittima e ispiratrice di seduzioni pedofile; Berenice induce a una follia che si tinge addirittura di necrofilia; Else è vittima di una proposta indecente che la porta al suicidio. 

Tutte queste donne esercitano un potere attrattivo inesorabile e dall'esito letale, loro malgrado, senza intenzione, per il solo fatto di essere appunto attraenti (in senso ampio). L'esito di tale prepotente magnetismo è sempre fatale, sugli uomini, ma anche verso sé stesse. 

Cosa mai potrebbero dirsi queste donne nella chat? Forse scambiarsi consigli musicali appropriati: 

  • Wicked Game (Chris Isaak 1990) che parla del presentimento di doversi sottrarre a un'attrazione potenzialmente letale; 
  • My Sharona (The Knack 1978) plateale dichiarazione d'amore per una groupie che lo rifiutava, il musicista usò il nome reale della ragazza eseguendo la canzone in tutti i concerti, incurante della imbarazzata presenza della moglie; 
  • My Heart Belongs to Daddy (Cole Porter 1938) che fa leva sulla differenza di età e pose da ninfetta; 
  • Tainted love (Gloria Jones 1965 / nella versione di Marilyn Manson 2001), amore corrotto; 
  • Que reste-t-il de nos amours ? (Charles Trenet 1942 / nella versione di Stacey Kent 2003), sulla malinconica incapacità di andare oltre un amore finito; 
  • Per Elisa (Alice 1981 - anche se in realtà parla di droga), appunto una dipendenza tossica; 
  • Mad About You (Hooverphonic 2000), il titolo dice tutto.

Per concludere: 

  • Almost Blue (Elvis Costello 1982 / nella versione di Chet Baker 1987), struggente e malinconica lirica.

La lista potrebbe continuare, sia sul piano letterario che musicale, e poi il cinema; tra le tante letali ammaliatrici segnalo la conturbante Faith Justin di Strange Days (1995 Bigelow/Cameron) interpretata da una giovane Juliette Lewis.

A ognuno di continuare la serie di associazioni mentali, e state in guardia!


4 apr 2022

Zona industriale

Eduard Limonov
(1943-2020)
Come la leggendaria Fenice: il nuovo inizio dopo la detenzione, ricomincia la giostra, e che giostra... 

Eduard Limonov è stato certamente un personaggio non convenzionale: poeta, scrittore, politico, detenuto, combattente, alcolista, bisessuale, donnaiolo. Una vita da romanzo costellata di esperienze basse e alte, nel libro "Zona industriale" l'autore si racconta, uscito di prigione sessantenne nel 2003, al suo ennesimo ricominciare, a Mosca, nella zona industriale di Syry. 

Può esserci qualcosa di ordinario nella vita di un uomo il cui pseudonimo Limonov fa riferimento alla “bomba a mano”? Evidentemente no. 

E infatti eccolo alle prese con il degrado della periferia, un'abitazione fatiscente e con la vasca da bagno  in cucina, bottiglie di alcolici che si svuotano inesorabilmente, la criminalità sotto casa, le guardie del corpo a proteggerlo dai funzionari dello Stato (sì perché Limonov è un attivista anti-Putin e il governo non va troppo per il sottile). 

Attivisti del partito nazionalbolscevico

Gli improbabili “amici” che gli fanno visita, le parentesi di lusso offerte da facoltosi sostenitori, le donne bellissime e spesso troppo giovani, un topo per animale domestico (per il quale scrive pagine di autentica commozione). E ancora l’attivismo politico per il partito da lui fondato  (i nazional-bolscevichi che con lui e Kasparov nel 2006-2007 sfidarono direttamente Putin); l’ammirazione per Bakunin, Stalin, Mishima, la banda Baader-Meinhof, Julius Evola, Lenin, i Sex Pistols. 

Non avvertite già il sopraggiungere di un terribile mal di testa? Ma non è finita, è soprattutto un brillante intellettuale, letterato, scrittore, poeta, critico letterario. Limonov è davvero esplosivo, come il nome che porta. 

Un romanzo non romanzo, anzi di più, come direbbero a Hollywood: è una storia vera! 

Lettura consigliatissima.


[ Zona industriale / Eduard Limonov / Sandro Teti Editore ]


26 mar 2022

Super classico

Natahaniel Hawthorne
(1804-1864)
La lettera scarlatta (pubblicato nel 1850) di Natahaniel Hawthorne, un grande classico della letteratura mondiale. Ringrazio un circolo di appassionati lettori che mi ha accolto nel gruppo e che mi ha offerto l’occasione di leggere questo libro che forse diversamente sarebbe rimasto nella lista dei libri che avrei “letto dopo”, forse mai, e sarebbe stato un peccato. 

La trama è nota ai più: una donna, Ester Prynne, colpevole di adulterio viene condannata a portare sul petto la lettera “A” rossa ricamata sul petto, quale segno imperituro della sua ignominia. La vicenda si apre con la giovane offerta al pubblico ludibrio sulla gogna, con in braccio la bambina, frutto meraviglioso della sua colpa. La comunità puritana della Boston del 1650, con il tempo (anni) derubricherà il giudizio sulla sventurata per il suo comportamento irreprensibile tenuto di lì in avanti. Intanto il padre della piccola si cela dietro la menzogna, divorato dal senso di colpa, mentre il marito tradito conduce una vendetta segreta e inesorabile. Il tragico epilogo in qualche modo sblocca la situazione, e con il tempo la vicenda della donna della lettera scarlatta si confonderà con rielaborazioni più o meno bonarie trasformandosi in una sorta di leggenda popolare. 

Il romanzo è preceduto da una pseudo-prefazione nella quale un alter ego dell’autore fornisce un esilarante ritratto della Dogana di Salem, popolata di funzionari indolenti e inefficienti, figli sperduti di un tempo che fu. Proprio il ritrovamento nella dogana di un panno con la lettera rossa ricamata e alcuni documenti, offre lo spunto per la ricostruzione della storia di Ester Prynne. L’irriverente ritratto della mediocrità dei funzionari della dogana che tante polemiche e critiche sortì ad Hawthorne, e che pure con spiritosa fermezza la ripropose immodificata nella seconda  edizione, è tutt’altro che una critica livorosa quanto piuttosto un atto d’amore per la sua Salem (la sua città natale), un pezzo d’America che scompariva lasciando di sé nostalgia e tenerezza per il tempo andato. 

Allo stesso modo anche il romanzo pur non lasciando né scampo né redenzione ai personaggi non è soltanto una critica dei costumi puritani, che pure vengono mostrati nella mostruosità dei loro effetti, e tanto più non è una storia pruriginosa né perbenista. Anche tra le tonalità cupe, quasi gotiche della vicenda il testo è commovente, si legge l'empatia per l'umana fragilità e fallacia, ed anche verso una comunità ingenua, superstiziosa, colpevolmente violenta, a suo modo anch'essa vittima di sé stessa, della propria ignoranza. 

Lettura consigliata, del resto non poteva essere altrimenti.

[ La lettera scarlatta / Natahaniel Hawthorne / Feltrinelli ]


24 mar 2022

Lolita

Vladimir Nabokov
(1899-1977)
Il capolavoro di Nabokov, "Lolita" pubblicato nel 1955, che tutti conoscono ma che in realtà probabilmente solo pochi hanno letto davvero, forse qualcuno in più ha visto uno degli adattamenti cinematografici. Ma di cosa parla Lolita? Certo lo sanno tutti è la storia di un pedofilo e della sua relazione proibita con una bimba impubere

Ma Lolita è sì la storia di un folle pervertito e della sua giovane vittima, ma è anche altro. 

La vicenda è nota ai più: il detenuto Humbert Humbert, ex professore con trascorsi psichiatrici, racconta e ricorda la sua relazione proibita, la manipolazione, gli atti impronunciabili, il forsennato viaggiare, mentire, nascondersi, fino all’epilogo che lo porterà alla detenzione. Ma il romanzo è anche altro, è un affresco dell’America, i grandi spazi, le piccole comunità, la superficialità, le convenzioni sociali, il baratro sociale e morale dietro l’apparenza dello stereotipo da pubblicità. 

L’urto con il delirio del protagonista è piuttosto forte, appena attenuato dall’escamotage della confessione di un condannato; sono padre di una bimba della stessa età della piccola Lolita e leggere queste pagine mi è costato una quota di disgusto. Tuttavia mano a mano che le pagine scorrono l’elemento “perturbante” per così dire lascia affiorare in trasparenza le sottotracce, un affresco d’America, vivente e nuda, tanto per la fotografia sociale quanto per quella naturalistica, quasi topografica, così diversa dalla vecchia Europa. 

L'uso del linguaggio è mirabile, un capolavoro di equilibrio, la narrazione scorre fluida articolando un linguaggio mai povero e sempre suggestivo. Insomma vera letteratura. Significativo a mio parere il fatto che Nabokov, emigrato negli USA, abbia scritto questo libro in inglese, abbandonando quindi per la prima volta il russo. Da questo punto di vista l’intera opera può intendersi anche come il misurarsi dell’autore con il nuovo mondo che lo accoglieva, così diverso, affascinante ma non privo di crepe. In questo senso l’uso del linguaggio è un elegante esercizio di stile che solo un eccezionale scrittore poteva condurre. I personaggi stessi descrivono in qualche modo uno scontro/incontro tra due culture, da un passato tormentato a una terra di possibilità, ma anche in piena luce si possono celare ombre tanto scure quanto la notte più buia. 

Il soggetto, ovvero la deriva delirante del protagonista, è il pretesto letterario, il punto di attenzione e al contempo di distrazione

Come tutti i veri capolavori, anche questo libro custodisce in sé mondi: una molteplicità di significati, rimandi, simboli, allegorie, tanto più amplificate dal personale confronto con ciascun lettore e il suo vissuto personale. 

Un gigante della letteratura, senza dubbio. 

[ Lolita / Nabokov / Adelphi ]


6 gen 2022

Un'altro mondo è possibile

Ingrid Seyman
Un romanzo breve, appena 184 pagine, è l'opera di esordio della giornalista e regista Ingrid Seyman. La storia di una famiglia francese fuori dagli schemi, portatrice delle promesse della rivoluzione del maggio '68: un mondo più giusto è possibile e dunque bando alle regole borghesi e all'omologazione perbenista e affarista.

Vietato vietare, l'unica regola, dunque naturismo domestico e in spiaggia, disdegno dei marchi di moda e rifiuto  delle convenzioni classiste. È in questa famiglia ultra progressista che la piccola protagonista combatte la propria battaglia per l'ordine e il decoro tradizionale, "La piccola conformista" (questo il titolo del romanzo) sogna i vestiti alla marinara e stringerà alleanze con il "nemico", i capitalisti destrorsi antisemiti. Lei di padre ebreo e madre atea finirà per battezzarsi in un impeto di assimilazione tra i conservatori.

Marsiglia

La storia procede dall'infanzia alla maturità della piccola protagonista che ne è la voce narrante, tra episodi comici e vari personaggi (i genitori, il fratello, i nonni, i vicini) che raccontano la Marsiglia multietnica, il trauma del rimpatrio dei "pieds-noirs" dall'Algeria, le contrapposizioni politiche, le speranze del '68 e l'inesorabile processo di imborghesimento  che ne seguì. 

Divertente e tragico insieme, come la vita. Sicuramente liberatoriamente anticonformista, fin dall'incipit: "Sono nata da una pecorina, con mia madre carponi su un tappeto in finta pelle di mucca."

Una boccata d'aria fresca che racchiude profondità. Lettura consigliatissima. 

[ La piccola conformista / Ingrid Seyma / Sellerio ]


11 dic 2021

Scacchiera compulsiva

La partita a scacchi come "serious game", come esercizio intellettuale, come metafora, come vera e propria ossessione, perché come si legge nel racconto "Non ci si rende già colpevoli di una limitazione offensiva, definendo gli scacchi “un gioco”?" 

Stefan Zweig
(1881-1942)
La splendida "Novella degli scacchi" di Stefan Zweig eccelle nell'incardinare al fascino della scacchiera allusioni e ossessioni, in un crescendo con finale fuori dal cliché. La storia in breve è una sfida a scacchi tra un giovane campione professionista e un tormentato "genio" della scacchiera dal passato doloroso. Un'ossessione compulsiva, una revanche destinata alla disfatta: la "vita" si gioca sulle 64 caselle nere e bianche, e mentre si svolge l'epica battaglia, balenano sempre più vicini gli echi oscuri della storia. 

Particolarmente suggestive le corrispondenze tra il protagonista del racconto e la biografia dell'autore, anch'egli esule, rifugiato in Brasile dall'Austria precipitata nel baratro della "più spaventosa sconfitta della ragione e al più selvaggio trionfo della brutalità", come l'autore scrisse in una lettera del novembre 1941. E' infatti a Petròpolis, nei pressi di Rio de Janeiro che Zweig scrive quest'ultimo racconto, ispiratogli dal suo tentativo di liberarsi delle depressione, in cui è caduto,  cimentandosi nel replicare celebri partite su una scacchiera che ha acquistato all'uopo. 

É l'8 gennaio 1944 quando inoltra il manoscritto finito a un amico scrittore e scacchista per avere un parere spassionato, Zweig tiene molto al racconto. Poco dopo, il 22 febbraio 1942, si suicida insieme alla giovane moglie assumendo del Veronal. Non è un gesto d'impeto ma un atto pianificato, il giorno prima ha inviato copie del manoscritto a suoi editori e traduttori. Al momento del commiato lascia una lettera datata il giorno stesso in cui constata "il mondo della mia lingua per me è andato perduto e la mia patria spirituale, l'Europa, si è autodistrutta", dichiara esaurite le forze e conclude con:"Saluto tutti i miei amici! Possano rivedere l'aurora, dopo la lunga notte! Io, troppo impaziente, li precedo."

Lettura consigliatissima.


Il tema della partita a scacchi si presta a molteplici narrazioni metaforiche e per questo è variamente utilizzata, dalla partita con la morte nel film " Il settimo sigillo" (1957) di Ingmar Bergman a quella giocata da Ron nel romanzo "Harry Potter e la Pietra Filosofale" (1997). A livello letterario abbondano riferimenti agli scacchi, trai miei preferiti segnalo "Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò" (1871) di Lewis Carroll, il racconto "L'alfiere nero" (1867) di Arrigo Boito e il romanzo "La variante di Luneburg" (1993) di Paolo Mauresing. 


[ La novella degli scacchi / Stefan Zweig / SE ]


16 ott 2021

Batraci umanoidi giapponesi

Akutagawa Ryūnosuke
(1892-1927)
Un racconto meraviglioso, un capolavoro, si tratta del racconto "Kappa" scritto dal giapponese Akutagawa Ryūnosuke nel 1926, quasi un "Alice nel paese delle meraviglie": il protagonista insegue un Kappa (creatura leggendaria del folklore giapponese, sorta di umanoidi/tartarughe/rane abitanti di fiumi e stagni) fino a cadere in una fossa profonda per risvegliarsi nel mondo sotterraneo di queste creature, un mondo dove la società dei Kappa evoluta e complessa come quella giapponese si fonda però su un capovolgimento dei principi e dei valori. Questo rovesciamento è l'occasione (riuscitissima) per mostrare l'incongruità e le contraddizioni della società umana. Il protagonista però non è una bambina (che sa darsi ottimi consigli, ma poi seguirli...) bensì un uomo, e precisamente la storia è la sua testimonianza raccolta nel manicomio in cui è ricoverato, egli è il paziente n°23. 

un Kappa in un disegno
di Hokusai (1760-1849)



La società dei Kappa, la loro cultura, è illustrata dalle azioni di svariati personaggi: il poeta Tock (che si suicida), il musicista Craback, il filosofo Mag, il prete Lap, il capitalista Gael. Un capolavoro di satira dalla sfolgorante inventiva ma anche di riflessioni profonde sul senso delle cose. Nel testo si trovano una citazione di Basho e anche arguti riferimenti a Nietzsche, Tolstoj, Wagner, Strindberg, Kunikida, Baudelaire. Una domanda aleggia tra le righe nel finale, chi "vede" più chiaramente il folle n°23 o i presunti sani?

Akutagawa conosceva bene l'inglese e tradusse molte opere europee dalla versione inglese; pur  ottenendo consensi per la sua produzione, per tutta la vita fu tormentato da un disagio esistenziale (tra cui il timore di impazzire come la madre suicida quando era bambino) culminato con il suicidio, nel 1927 a soli 35 anni, con il Veronal (come "La signorina Else" di Schnitzler).

Il geniale scrittore è altrimenti noto per il racconto "Rashōmon" (1915) da cui è stato tratto l'omonimo e celeberrimo film di Akira Kurosawa. Tra i racconti raccomando la lettura  di “Gesù di Nanchino“ (1920), particolarmente poetico.

[ Kappa / Akutagawa Ryūnosuke / SE ]

[ Lucifero e altri racconti / Akutagawa Ryūnosuke / Lindau ]


10 ott 2021

Bibi-la-Bibiste

 Raymonde Linossier
In questo tardo pomeriggio di ottobre 2021 mentre il cielo imbruna, ho appena finito di leggere questo splendido libretto "Bibi-la-Bibiste" insieme a qualche nota sulla sua autrice Raymonde Linossier  (1897-1930). Si tratta di un libro peculiare, pubblicato il 7 febbraio 1918, "stampato su 14 facciate, compresa quella del titolo, quasi vuote"; il romanzo conta ben cinque capitoli, il più lungo di dodici righe. Un capolavoro, senz'altro. 

L'edizione italiana moderna (testo francese con traduzione e fronte) che ho trovato per caso tra i libri usati, oltre alle 5 pagine del romanzo conta più di 100 pagine (preziose) di appendici, documenti e qualche foto, in un paio di queste è ritratta anche Raymonde che sorride dal bianco-nero. Certo questa edizione non ha valore collezionistico come invece ne avrebbe una delle cinquanta copie originali, ma tanto basta per assaporare il profumo della carta e mentre il buio avanza fantastico della Parigi dei primi del '900, quella di Raymonde. Per rendere l'atmosfera più suggestiva ho deciso di ascoltare (forse per la prima volta) la musica di Satie, un amico di Raymonde: un brano e poi un altro, malinconici, quel che ci voleva per chiudere questa domenica d'autunno. 

Consiglio la lettura, è un ottima occasione per fare conoscenza dell'autrice, Raymonde Linossier, "la potasson più giovane al mondo". Difficile riassumere in poche righe una vita tanto breve quanto intensa: intellettuale, poliglotta, orientalista, autrice, fondatrice del "Bibisme" e alfiere dei "Potasson" (un gruppo di amici e scrittori alla ricerca della "bonheur de vivre"). Di lei conoscenti e amici testimoniano la gentilezza, la modestia, l'essere spiritosa. Tra le molte relazioni d'amicizia e professionali innumerevoli celebrità: Erik Satie (compositore e... segreto custode di ombrelli), James Joyce (per il quale tradusse un capitolo dell'Ulisse, e che l'autore omaggiò inserendone il nome nel capitolo su Circe), Ezra Pound (che  tentò di trovare un editore a Londra e New York per il geniale micro-romanzo), il compositore Francis Poulenc amico di una vita, Adrienne Monnier della libreria parigina "La maison des Amis des livres" (frequentata tra gli altri anche da Walter Benjamin) e molti altri.

[ Bibi-la-Bibiste / Raymonde Linossier / Stampa Alternativa ]


Pulp a Cotonou

Florent Couao-Zotti

L'Africa contemporanea in un romanzo polar ambientato nella città di Cotonou in Benin, tra femme fatale, gangster dal grilletto facile, braccia che brandiscono minacciosi machete e poliziotti non così limpidi. Su tutto il caldo africano, le piogge improvvise, il caos degli zem (moto-taxi) che infestano il traffico come le mosche in un mercato troppo caldo. Lo spettro del primo mondo che fa dell'Africa il deposito dei propri scarti, il traffico di droga che attraversa i continenti e produce false promesse e nuove tragedie, la violenza che sobbolle esplodendo improvvisa come un temporale africano. 
Il romanzo dell'acclamato Florent Couao-Zotti si legge d'un fiato, con la stessa precipitazione dei protagonisti, sempre in corsa in una notta di morte e inseguimenti che non lascia il tempo di riflettere ma solo agire. 

Fanta face, Coca-Cola body


Un gustabilissimo pulp pervaso da un lessico suggestivo ed evocativo: le fanta-coca (le donne nere che sbiancano il volto che diventa giallo Fanta, lasciando il corpo colore Coca-Cola) retaggio di modelli distorti, importati e imposti; tutti in caccia dei chia (i soldi); gli yovo (i bianchi) che sono dei grotto (hanno il portafoglio pieno) e fanno gli ambiaceur (i viveur); le go (le ragazze) troppo spesso asheo (prostitute), i corpi velati nei pagne (pareo africano). 

L'intreccio è una corsa a perdifiato tra le von (strade) beninesi, una "tempesta perfetta" dove i problemi si susseguono senza tregua, quella che nel linguaggio locale si chiama una waxala.

Buona lettura!

[ Non sta al porco dire che l'ovile è sporco / Florent Couao-Zotti / 66thand2nd ]


29 ott 2015

Halloween - Consigli alternativi di lettura

Halloween alle porte ed è tutto un fermento di mascherate paurose o divertenti, con l'immancabile Trick or Treat - dolcetto o scherzetto - d'importazione americana.
Per gli appassionati del genere e non solo vogliamo suggerire alcune letture alternative e originali.

Buona paura a tutti!


  • La maschera della morte rossa - Ancora un super classico ma questa volta in una raffinata versione Graphic novel. Un'interpretazione del celebre racconto di Edgard Allan Poe del 1842, maestro indiscusso del genere, di grande forza espressiva. Per ragazzi e adulti. [La maschera della morte rossa - Editore Kleiner Flug] 
  • Il giovane Lovecraft -  Divertentissime strisce umoristiche dedicate al sognatore di Providence, H.P. Lovecraft, nei disegni degli spagnoli di José Oliver e Bartolo Torres, lo scrittore bambino si trastulla con i Grandi Antichi e altri "originali" amichetti. Ispirato al ciclo di Cthulhu di cui il celebre racconto "Il richiamo di Cthulhu" del 1926. [Il giovane Lovecraft -di José Oliver e Bartolo Torres-  Edizioni Diabolo]
  • Sinistre presenze. 17 racconti horror impegnati - un'interessante raccolta che pur muovendo trai i generi canonici, antichi e moderni (gotico, splatter, weird, etc.) affronta temi quali le vittime di incidenti stradali, il dramma dei migranti morti in mare, le guerre nei Balcani, le infermiere della “dolce morte”, gli ultras violenti delle squadre di calcio, le sparizioni e i misteri dell’America Latina. [Sinistre presenze - AA.VV. - Bietti editore]

infine segnaliamo:

Guida alla letteratura horror, dal settecento ai giorni nostri, 480 pagine per tutti i gusti. [Guida alla letteratura horror - a cura di: Gian Filippo Pizzo - Odoya]




28 set 2015

Il creatore - di Gudrún Eva Mínervudóttir

Il lago glaciale di Jökulsárlón - Islanda
In questo libro della talentuosa scrittrice islandese Gudrún Eva Mínervudóttir si racconta di due solitudini che si scontrano e incontrano per uno scherzo del destino, un guasto all'auto di lei proprio in corrispondenza della casa/laboratorio di lui.

Il creatore, è un aspirante artista disilluso, che non riuscendo nella carriera canonica vive isolato, come un orso bianco, dedicandosi alla creazione di splendide ragazze in silicone per il piacere di clienti dai gusti particolari, tristi figuri, anch'essi non c'è da dubitarne, molto soli.
Da parte sua la donna, sola con due figlie, separata dal marito, lotta con una situazione difficile nel rapporto con la figlia maggiore preda di un male subdolo e difficile: l'anoressia.

Due solitudini appunto che si incrociano per caso e che per qualche labile momento si offrono sostegno e calore reciproco. 
A fare da sfondo alla storia la natura bellissima e feroce dell'Islanda, capace di violente tormente di neve come quella che costringerà protagonisti a un'inaspettata convivenza forzata.

Una bella storia, fredda, dal paese dei ghiacci.

Consigliato! 

[ Il creatore  / di Gudrún Eva Mínervudóttir / Scritturapura ]


6 mar 2013

Actarus Ufo robot - L'alieno che ci salva(va)

Actarus - Goldrake
Actarus è l'alieno del pianeta Fleed che vive e combatte sul pianeta Terra difendendo l'umanità, si tratta come quasi tutti probabilmente sapranno di un celebre cartone animato giapponese trasmesso in Italia a partire dal 1978, e che ha popolato i sogni infantili dei 40enni di oggi.  In questi giorni del marzo 2013 post elettorale in Italia si fa un gran parlare degli "alieni grillini" per il loro ingresso in parlamento, ma chi è cresciuto con Goldrake pensa agli alieni in tutt'altri termini. La situazione italiana ha qualche analogia: c'è un pericolo incombente e terribile (i cattivi di Vega per Goldrake, la crisi finanziaria per l'Italia) e il bisogno di un eroe capace di battersi e vincere il nemico riportando la speranza (Actarus per i giapponesi, il nuovo governo per l'Italia). Peccato però che i "nostri" non abbiano superpoteri nè colossali robot, certo usano le tecnologie (internet) ma più che eroi questi "alieni" sembrano il circolo della parrocchietta, manca solo Mario Pio. Comunque invece di intristirsi sul presente vi propongo un po' di relax ritornando all'infanzia quando Actarus in ogni puntata sembrava soccombere e invece alla fine aveva successo e salvava tutta l'umanità.

Il primo libro che voglio proporvi è un romanzo ispirato al cartone animato, il titolo è "Actarus" di Claudio Morici e come dice il sottotitolo "La vera storia di un pilota di robot" narra di un Actarus ormai trentenne, logorato dalla routine lavorativa che ha sviluppato una vera e propria dipendenza per la birra (che consuma di nascosto) e che incomincia a dubitare della propria missione
Un romanzo davvero divertente che è anche una sagace critica del mondo dei media, della "guerra preventiva", del bisogno di "un nemico esterno". Naturalmente il divertimento è doppio, anzi triplo, se conoscete Goldrake, nel romanzo infatti ritrovate oltre ad Actarus i personaggi e i luoghi del cartooon spiritosamente ri-contestualizzati; restano gli stilemi classici: le musichette che sottolineano gli eventi clou, le parole d'ordine, la dinamiche dei combattimenti, etc.
Tra i dubbi che aumentano e le rivendicazioni sindacali per le ferie, alla fine Actarus solleverà il velo di Maya e sopresa...

Divertente, liberatorio, intelligente e spiritoso! 
Consigliato.

Goldrake - Atlas Ufo Robot

Il secondo libro è un saggio che racconta il fenomeno Goldrake, la sua vera storia del manga originale, le differenze con l'adattamento italiano (che spiega anche numerose incongruenze nei rapporti tra i personaggi e le serie sorelle Mazinga e Mazinga Z). 
Interessante e ricco di curiosità (una per tutti, Goldrake in realtà si chiama Ufo Robot Grendizer) ma solo per veri fan, ecco il titolo "Ufo robot Goldrake"di Alessandro Montosi.

PS
Per chi volesse rivedere la serie originale sono disponibili i DVD in italiano con tutte le 76 puntate, anche se per  sorridere un po' può bastare la sigla iniziale che trovate qui di seguito: Link_sigla_Goldrake.


[ Actarus - La vera storia di un pilota di robot / Claudio Morici / Meridiano Zero ]

[ Ufo Robot Goldrake - Storia di un eroe nell'iItalia degli anni ottanta / Alesandro Montosi / Coniglio Editore ]


11 feb 2013

Solaris - di Stanislaw Lem

Stanislaw Lem (1921-2006)
Solaris edito per la prima volta nel 1961 è il capolavoro di Stanislaw Lem (1921-2005), un romanzo di fantascienza che si potrebbe dire "filosofico" sulla natura dell'io, della vanità delle pretese scientiste, e non ultima una critica degli apparati statali (della burocrazia politica e anche della comunità scientifica) di cui la "Solaristica", la scienza che da oltre un secolo si  applica alla ricerca della interpretazione definitiva del problema Solaris e che nel tempo ha generato ogni sorta di scuole di pensiero più o meno conseguenti e in conflitto irrimediabile, fino a contemplare biblioteche con centinaia di tomi sull'argomento, è l'amara parodia.

Grazie a Sellerio  il lettore italiano potrà finalmente godere di questa prima edizione integrale del romanzo di Lem, tutte le precedenti edizioni derivavano infatti non dal testo originale bensì da altre traduzioni (inglese, francese) che ne avevano mutilato il testo per renderlo più "conforme" ai presunti canoni della fantascienza. Evidentemente il valore di Solaris come romanzo non è affatto nella presenza delle astronavi o di pianeti sconosciuti, bensì è tutto giocato sulla dimensione interiore dell'uomo che il contatto con Solaris letteralmente materializza e costringe al confronto.

La trama di questo bellissimo romanzo che originariamente avrebbe dovuto intitolarsi "Missione cosmica" verte appunto intorno a una "missione", risolvere il problema Solaris, realizzare il "contatto" a lungo cercato con questo pianeta sui generis, un unicum nello spazio dalle bizzarre caratteristiche: per certi versi appare come un unico organismo vivente, il suo mare è una massa uniforme capace di generare imponenti e complesse formazioni quasi architettoniche, ha una capacità imitativa e replica le forme con cui viene in contatto, ma tutte queste generazioni sono destinate a collassare nel giro di breve tempo per poi ritornare a ricrearsi in forme mai uguali, pochi i fenomeni che sembrano ripetersi benché diversi almeno simili. 
Il tempo del romanzo è un ipotetico futuro di esplorazioni spaziali di grande portata, ma il pianeta Solaris rimane ciononostante refrattario alla conoscenza umana, esploratori e sonde non sono riusciti a venirne a capo in oltre un secolo. Il protagonista, il dott. Kelvin, è uno scienziato e psicologo che giunto in missione sull'avamposto scientifico sul pianeta misterioso è presto costretto a confrontarsi con il mistero dei "visitatori", una sorta di "succubi" del pianeta vivente: una iperrealistica materializzazione delle istanze più segrete dell'inconscio. Per Kelvin si tratta del materializzarsi di una copia esatta della moglie, morta suicida molti anni prima. 
Ecco che il romanzo devia dallo stereotipo di genere (astronavi e alieni più o meno antropomorfi) trasformandosi in una sorta di mistery, l'indagine sulla natura di Solaris (e dei visitatori) si tramuta in speculazioni sulla natura dell'essere umano, il significato dell'io e i limiti della conoscenza umana.

Un libro imperdibile che travalica il genere della fantascienza meritandosi piuttosto una solida posizione tra i grandi romanzi del novecento.

- CURIOSITA' -
Una celebre scena del film di Tarkoskij
Solaris ha avuto due celebri trasposizioni cinematografiche entrambe intitolate "Solaris", la prima del 1972 ad opera di Andrej Tarkoskij sebbene offra un'interpretazione personale discostandosi a tratti dal romanzo (e per questo non piacque a Stanislaw Lem) è a mio avviso molto riuscita, nel senso che rende molto bene il climax a bordo dell'astronave e sopratutto evidenzia quella critica degli apparati che emerge nel ripercorrere le testimonianze degli esploratori (ritenuti vittima di allucinazioni e/o intossicazioni) e delle preoccupazioni utilitaristiche del governo. La seconda del 2002 per la regia di Steven Soderbergh (con l'interpretazione di George Clooney) è senz'altro più neutra rispetto al testo di Lem (che infatti la gradì maggiormente) ma a mio parere risulta meno efficace e profonda. 

Per chi volesse godersi la versione cinematografica di Tarkoskij occorre sapere che la versione doppiata in italiano è sfortunatamente vittima di ampi tagli (analogamente alle prime traduzioni i tagli dovevano servire a rendere l'opera più conforme agli stereotipi della fantascienza), tuttavia è facilmente reperibile in dvd l'edizione integrale nel montaggio originale, laddove per le parti prive del doppiaggio italiano sono disponibili i sottotitoli.

Certamente consigliato.

[ Solaris / Stanislaw Lem / Sellerio ]

10 gen 2013

Un semplice delitto - di Thòdoros Kallifatides

Thòdoros Kallifatides

E' il primo giallo del celebre scrittore/poeta greco Kallifatides, immigrato in Svezia dove vive dal 1964 (scrive in svedese),  l’intreccio mistery è funzionale a illustrare il lato oscuro della società svedese contemporanea: un melting pot di etnie ormai naturalizzate (ma davvero fino in fondo?) costituiscono la Svezia di oggi e i migranti in fuga dalla crisi economica dell’Europa centrale o dall’est che si affacciano sugli abissi della droga e della prostituzione, la civile Svezia e una società che non è più capace di empatia sociale, un mondo di solitudini e scarso ottimismo sul futuro. Dove sono finiti gli ideali del sessantotto? 

Il disgelo del lago porta al ritrovamento del corpo di una giovane donna, è l’inizio delle indagini ma scoprire la verità non basta, bisogna anche tener conto di come indizi e prove possono essere fatte valere in tribunale. Cos’è la giustizia? e la verità? possono andare insieme? 
Il gelo della solitudine, delle miserie personali, dell’abbruttimento, dell’insoddisfazione e delle ambizioni deluse, è questo il ghiaccio che le indagini dovranno sciogliere per fare emergere infine la verità dagli indizi come l’acqua ha restituito il corpo della vittima a primavera.

Il riferimento ai migliori Sjowall e Wahloo è abbastanza scoperto, il titolo allude alla banalità del fatto che sia avvenuto un delitto, è proprio questa banalità del male, quasi si dovesse accettarla come una normalità che ha parentela con la mitica coppia di autori della serie di Martin Beck. La parentela sta nel fatto che la causa di questa quasi accettazione o apparente ineluttabilità del male è messa in relazione alla società svedese nel suo complesso, criminogena secondo il punto di vista di Sjowall e Wahloo, per Kallifatidis si potrebbe piuttosto dire abulica e indifferente.

La critica sociale c’è come anche i dubbi sul sistema giudiziario ma non si può dire altrettanto per la “visione politica”, non c’è proposta d’alternativa e neppure una vera ribellione o speranza di riscatto. La protagonista si concede al massimo uno sbotto d’insoddisfazione, non ribelle semmai ostinata nel fare la cosa giusta senza confidare nel risultato.
Il lato oscuro della Svezia di oggi che guarda a sé stessa come a un groviglio di problemi ma a differenza dei romanzi di Beck neppure i ribelli sperano davvero di potere cambiare le cose, si limitano a provarci ma senza crederci fino in fondo.

[ Un semplice delitto / Thòdoros Kallifatides / Crocetti ]

20 set 2012

Penultimo nome di battaglia - di Raùl Argemí

 Raùl Argemí 
Un uomo si risveglia in ospedale ferito, confuso, al suo fianco un compagno di sventura sfigurato dalle fiamme, messo peggio di lui non potrà aiutarlo a ricordare.

E’ l’inizio di un giallo sorprendente ai limite del genere, che mescola elementi di denuncia degli orrori del regime Argentino a riflessioni sulle radici della malvagità e sulle dinamiche del comportamento criminale

Il protagonista ricorda inizialmente solo di un incidente d’auto e di essere un giornalista, uno che non ha mai fatto carriera e che forse finalmente può cogliere la grande occasione: il moribondo a fianco del letto in cui è immobilizzato è forse un temuto ricercato psicopatico e trasformista, tal “Cacho” detto anche il camaleonte per la sua abilità nell’assumere molteplici identità. 
La paralisi che gli blocca gli arti e i sedativi che lo costringono a ripetuti crolli nell’incoscienza non lo aiutano, ma è l’occasione della vita e intende coglierla: lentamente i vari pezzi della storia carpita al moribondo, assieme a brandelli di conversazioni dei paramedici e del personale di polizia venuto in visita all’ustionato di cui è impossibile accertare l’identità, incominciano a dipanare una storia con qualche coerenza, portando luce dove era ombra, fino al colpo di scena finale.

L’autore del romanzo è l’argentino Raùl Argemí, imprigionato dal regime nel ’74 per dieci anni, ha lavorato come giornalista, poi nel 1999 è espatriato in Spagna dedicandosi alla scrittura. Nel 2005 ha vinto con questo il libro il premio Dashiell Hammett, meritatissimo.

Il libro è molto più di un giallo: le oscillazioni dello stato di coscienza del protagonista che è anche il narratore della storia, l’opacità della memoria, la psicologia della malvagità; in breve un libro da leggere anche se i gialli proprio non vi piacciono, non ve ne pentirete.

[ Penultimo nome di battaglia / Raùl Argemí / La Nuova Frontiera ]

13 set 2012

Cantatrix sopranica L. e altri scritti scientifici - di di Georges Perec

Georges Perec (1936-1982)
Leggere questo libro è un autentico divertimento, nel volume sono raccolti alcuni originalissimi scritti di Perec, trattasi infatti di saggi scientifici rigorosamente di fantasia ma dalla elaborata falsificazione: viene imitato lo stile, l’impostazione degli scritti di genere e non mancano note e apparati bibliografici, squisitamente inventati.

Come in “Finzioni” di Borges, “Viaggio in Garbagnana” di Michaux e"Esercizi di stile" di Queneau, il piacere è tutto nello stile e nel linguaggio e ovviamente nella sfolgorante fantasia dell’autore. 
Perec gioca con le parole introducendo giochi linguistici e scherzosi omofoni (il primo saggio è scritto in inglese e la pronuncia di molte delle note accluse al testo, suona come altre parole francesi il cui significato è in tema con l’argomento, spesso irriverente). 

Per apprezzare al meglio i giochi di parole, le omofonie francesi/inglesi e comprendere gli altri riferimenti legati alla cultura francese sono senz’altro d’aiuto le note e la breve appendice  a cura di Roberta Delbono che impreziosisce questa edizione per Bollati Boringhieri.

Parodie d’autore che sono autentici esercizi di stile di un riconosciuto campione del genere.

Una conoscenza sufficiente della lingua inglese e francese potrà offrire al lettore qualche witz in più, ma anche in traduzione italiana è godibilissimo.

Da non perdere.

[ Cantatrix sopranica L. e altri scritti scientifici / Georges Perec / Bollati Boringhieri ]

6 set 2012

Cloaca - di Henri-Frédéric Blanc

Henri-Frédéric Blanc
Divertente, esuberante, corrosivo, le pagine scorrono come un’auto in corsa.

La cloaca del titolo è la destinazione del viaggio verso l’Italia di un improbabile trio di francesi: una giovane coppia che ottiene un passaggio in autostop su una rombante Jaguar. Lei bella, ma ignorante e superficiale; il proprietario della Jaguar, ricco, cinico, marpione, che cerca di sedurre l’ochetta; l’altro, il fidanzato della bella è povero di liquidi ma ricchissimo di carica polemica, un teorico del dolce far nulla come forza di resistenza alla corruzione del sistema dei consumi.
La destinazione finale è Roma dove la bella spera di incontrare il Papa, insperabilmente anche la Jaguar è diretta nella stessa città, il regista televisivo che la conduce vuole vedere la location della sua prossima opera, le fogne della Roma antica appunto. Una sorta di presagio non proprio profumato. 

Un’altra cloaca ben più ripugnante di lì a poco esonderà: lo squattrinato partigiano della cultura contro l’omologazione e gli inganni della modernità, ingaggerà presto una lotta polemica con l’ospite motorizzato. La gelosia fomenta lo scontro ed è guerra di visioni del mondo, il cinismo accumulatore del ricco contro lo snobistico disprezzo del povero. In mezzo la bella imbelle. Intanto la strada scivola sotto le ruote per chilometri e la convivenza forzata in piccoli spazi accentua le frizioni. 

Tra osservazioni sui massimi sistemi, qualunquismi e critiche feroci tanto del sistema che dei suoi critici, l’autore porta a spasso il lettore così come fa con i suoi personaggi, chilometri su chilometri, pagine su pagine, intrise di ilare e irriverente ironia.

Colpo di scena finale e poi un cambio di piano metalinguistico: un altro narratore, dal lontano Tibet viene in Francia per incontrare l’autore del romanzo, che considera un genio, infine l’incontro che sfuma in una confusione di piani di realtà, chi è l’autore del testo, chi sogna chi? 
Finale autoironico all’altezza del divertissement polemista che lo precede.

Lettura consigliata.

[ Cloaca / Henri-Frédéric Blanc / CartaCanta ]

13 lug 2012

Mistery in Svezia: Martin Beck - di Sjowall, Wahloo


Per Wahloo e Maj Sjowall
I coniugi Maj Sjowall e Per Wahloo sono gli autori della celeberrima serie di gialli, dieci in tutto, pubblicati  tra il 1965 e il 1975 con protagonista il detective Martin Beck

Tutti i romanzi della serie recano il medesimo sottotitolo “Romanzo su un crimine” da intendersi riferito alla società svedese nel suo complesso, spogliata dei suoi mascheramenti, e mostrata per quel che è davvero: una struttura anacronistica, inadeguata ai cambiamenti che recepisce troppo tardi o ignora del tutto, sorda ai bisogni e ai sogni delle persone. 
Lo Stato in quanto tale è un entità criminogena i cui apparati preposti al controllo (a partire dalle forze di polizia) risultano quanto di più lontano dall’efficienza e dalla giustizia si possa immaginare. 
Tutto questo non certo a causa delle singole persone, Beck e alcuni colleghi sono acuti, profondi ed efficienti; è la macchina dello stato che distorce e vanifica ogni cosa, pervasa com’è da pregiudizi e atteggiamenti fascistoidi, lotte di potere e incolmabili ignoranze che producono e conservano un’ottusa e fallimentare modalità nell’affrontare i cambiamenti culturali e sociali che attraversano la società svedese. 

Per un italiano potrà risultare strano pensare alla Svezia, da sempre faro della liberazione dei costumi e del civismo, come una realtà in cui lo scontro culturale/sociale sia stato così perturbante. Tuttavia dobbiamo ricordare che i libri di di Sjowall e Wahloo sono stati scritti in un decennio di grande fermento culturale e sociale, quando la controcultura giovanile impattò sulla tradizione dando luogo a contese tanto aspre da degenerare in atti brutali (da entrambe le parti: stato e rivoluzione) e di cui il nascente fenomeno della lotta armata fu la più acuta espressione. 
Vale la pena di ricordare che la Svezia era e rimane una delle nazioni con il più basso indice di criminalità, cosa che in parte può spiegare la forte impressione che gli inattesi scontri di piazza (dove il più delle volte militari armati aggrediscono brutalmente manifestanti disarmati) possono avere generato. 

Le trame dei romanzi si dipanano generalmente attorno a un caso di omicidio seguendo l’iter delle indagini (infatti sono generalmente indicati come l’invenzione del “giallo procedurale”), la soluzione del caso raggiunta a seguito dell’acume di Beck produce invariabilmente l’evidenza della mostruosità e pericolosità della macchina burocratica, quello Stato che invece di proteggere vanifica, ottunde e spesso colpisce alla cieca guidato da semplice idiozia o brutalità. 

La lezione di questi romanzi è l’educazione civica in senso socialista, laddove la trama gialla sebbene intrigante e gustosa lascia sempre maggior spazio (specie nei romanzi più recenti) all’analisi e alla critica della società svedese neo capitalista.
I romanzi sono coinvolgenti e davvero belli sotto diversi aspetti, le trame sono intriganti e intelligenti e la sottotraccia politico/sociale è altrettanto acuta e illuminante

Martin Beck poi non è il solito detective tuttologo e neppure l’unico furbo in un mondo di stolti, egli si avvale dei colleghi avendo cura di cogliere da ciascuno l’aiuto che può offrire (la memoria, l’esperienza, la dedizione, la precisione, etc.); Beck è un uomo in un contesto anti-umano, per questo a differenza dei suoi capi (burocrati senz’arte né parte) egli è capace di penetrare il mistero fino alla soluzione. 

Il consiglio è leggerli in ordine cronologico (sono tutti disponibili da Sellerio) ma dovendo scegliere forse “La camera chiusa”(pubblicato nel 1972) è uno dei più riusciti, dimenticate i rompicapo alla John Dickson Carr (lo specialista dei delitti nella camera chiusa), piuttosto potrete ritrovare qualcosa in comune con il Fajardie di “Assassini di sbirri” (scritto nel 1975 anche se pubblicato per la prima volta nel 1979) e la serie di romanzi che seguirono con protagonista il commissario Padovani. 
A scanso di equivoci non si tratta di una riscrittura e neppure di un omaggio, i due romanzi hanno genesi diversissime e completamente indipendenti. Le due serie Beck-Padovani hanno canoni estetici diversissimi (Beck è molto distante dal pulp Neopolar di Padovani) ma quanto alla critica sociale i punti di contatto sono notevoli, una cosa decisamente interessante considerando le differenze culturali tra Francia e Svezia.

Gustosissima lettura se vi piacciono i gialli, ancora di più se non amate il genere.
Consigliatissimi

[ I primi casi di Martin Beck / Maj Sjovall Per Wahloo / Sellerio ] (3 romanzi)
[ Martin beck indaga a Stoccolma / Maj Sjovall Per Wahloo / Sellerio ] (3 romanzi)
[ L'uomo sul tetto / Maj Sjovall Per Wahloo / Sellerio ]
[ La camera Chiusa / Maj Sjovall Per Wahloo / Sellerio ]
[ Un assassino di troppo / Maj Sjovall Per Wahloo / Sellerio ]
[ Terroristi / Maj Sjovall Per Wahloo / Sellerio ]