6 feb 2012

Odissea: storia di un insabbiamento durato quasi tre millenni


Alberto Majrani
La storia la scrive il vincitore e l’Odissea, celeberrimo poema epico, potrebbe celare una strage di stato abilmente riscritta in chiave revisionista e propagandista dai vincitori. E’ questo il leitmotiv di questo breve ma brillante e divertente saggio sull’Odissea. Non si tratta di un semplice divertissement ma di un’intuizione passata alla prova dei fatti: se poniamo che Ulisse non sia Ulisse e che l’intera storia dissimuli un putsch ordito da Telemaco e dalla madre Penelope ai danni dei Proci, è sorprendente scoprire come questa ipotesi non solo trovi riscontri puntuali nel testo classico ma anche come molte delle apparenti contraddizioni della storia diventino curiosamente più logiche e coerenti se lette in questa chiave.


Ho trovato questo esercizio ermeneutico divertente oltre che una piacevolissima occasione di richiamare alla mente reminiscenze ormai appannate sull’epica classica, una lettura che fa del mito antico qualcosa di davvero fresco e intrigante. 
In una appendice finale l’autore ripercorre le tesi di Felice Vinci che in una ricerca dall’eloquente titolo “Omero nel Baltico”, ipotizza, non senza consistenti indizi, che l’Odissea sia ambientata nel nord Europa invece che nel Mediterraneo. Anche in questo caso sono davvero intriganti le numerose corrispondenze che, apparentemente, meglio si conformano alla narrazione (i nomi delle località, la loro descrizione, il clima, i culti, etc.).
Al termine del volume la questione viene lasciata aperta, quello che conta è aver sollevato qualche domanda non retorica e avere fatto lo sforzo di avere nuovi punti di vista. 
Non è detto che il solo valore di un’interpretazione sia quello di essere vera, a volte può giovare anche quella verosimile o che meglio si adatta a spiegare le cose. Un po’ come il metodo scientifico che procede di falsificazioni e aggiustamenti continui, dove più che il valore di verità, ciò che conta davvero è il valore performativo e preditivo.
Come afferma il filosofo Giulio Giorello nella prefazione, quella raccontata da Majrani “non sarà forse la storia vera, ma è comunque ben trovata
Consigliato sopratutto se non siete mai stati dei fan dell’epica greca, potreste ricredervi.
[ Chi ha ucciso realmente i Proci? Ulisse, nessuno, Filottete. Scoperto dopo tremila anni il protagonista nascosto dell’Odissea / Alberto Majrani / LoGisma ]

2 feb 2012

La scienza di Sherlock Holmes - di E.J. Wagner


E. J. Wagner

Per chiunque abbia una televisione in casa la caccia al criminale è sempre più un fatto di scienza; sia che siate appassionati delle serie televisive (CSI, NCIS, Bones, Crossing Jordan, Body of proof, etc. ) o anche solo abbiate letto negli ultimi anni di qualche indagine in corso; è tutto un continuo riferimento alle analisi scientifiche a i rilievi tecnici che ci si aspetta possano incastrare i colpevoli come anche salvare gli innocenti. Analisi del DNA, impronte digitali, foto segnaletiche, tracce ematiche, luminol, intercettazioni e decriptazione degli hard disk; sono tutte cose ormai considerate normali in qualsiasi indagine, anzi addirittura (spesso a torto) ritenute gli elementi decisivi per risolvere un caso.

Ma come si poteva risolvere un caso, catturare un assassino, prima che tutta questa conoscenza scientifica arrivasse in soccorso degli investigatori? 
In questo intrigante saggio si racconta l’evoluzione della scienza forense tra XIX e XX secolo quando le moderne tecniche erano precluse o agli albori, roba da Ellery Queen o da Philip Marlowe, per questo il libro utilizza proprio le avventure del più grande investigatore di tutti i tempi, l’imbattibile Sherlock Holmes come contraltare letterario della storia della scienza forense. 
Il mitico Holmes è il personaggio ideale perché ha una spiccata propensione alla sperimentazione di tecniche specifiche per le indagini. E' lo stesso personaggio a spiegarlo: serve l’archivio dei crimini, servono le descrizioni dei criminali noti (le foto segnaletiche), servono nozioni di chimica per fare le giuste deduzioni (il sangue, il dna, etc.), servirebbe un archivio delle impronte.
Le competenze e le geniali trovate di Holmes seguono di pari passo lo sviluppo della scienza forense talvolta anticipando o dichiarando consolidate (per il geniale personaggio) tecniche in realtà ai tempi appena sperimentali (è il caso delle possibilità di rilevare le impronte digitali ad esempio).
Nel saggio ogni scoperta, ogni innovazione viene accompagnata dal riferimento alle avventure di Holmes, il che rende la lettura davvero divertente e intrigante come un romanzo, ma attenzione in questo caso è tutto vero, l’autrice E.J.Wagner è un’importante docente universitaria in Storia del crimine nonché moderatore dell’annuale Foresinc Forum a Long Island.
Il massimo del divertimento è riservato a quanti abbiano letto le avventure di Sherlock Holmes, per tutti gli altri probabilmente sarà di stimolo a colmare questa lacuna.
Una curiosità: l’inventore di Sherlock Holmes, Conan Doyle, prima di diventare scrittore esercitò come medico e la straordinaria capacità deduttiva del suo personaggio non è che una proiezione magnificata delle sue stessa propensione alla deduzione, tant’è che come nel saggio viene ricordato, in numerose occasioni Doyle fu in grado di aiutare in modo risolutivo le indagini della polizia operando le corrette deduzioni dalla semplice lettura delle cronache di stampa. Non deve quindi stupire la notevole vicinanza (e persino anticipazione) delle tecniche di Holmes con quelle vere della polizia che hanno poi portato all’attuale scienza forense fin troppo idolatrata dai moderni serial tv.
La scienza è utile, talvolta indispensabile, ma anche la più sofisticata delle tecniche (come anche la cronaca dei giorni nostri ci conferma) è insufficiente se non viene data una corretta impostazione logica (e di metodo) alle indagini.
[ La scienza di Sherlock Holmes / E.J. Wagner / Bollati Boringhieri ]


30 gen 2012

Athenaeum - Una rivista molto intellettuale, bandiera del romanticismo tedesco

Friedrich Schlegel
Nei brevi anni tra il 1798 e il 1800 fu pubblicata una rivista che vantò gli interventi dei più celebri esponenti del romanticismo tedesco di cui la rivista stessa fu luogo di coltura, confronto e teorizzazione

Fondata a Berlino nel 1798 dai fratelli Schlegel (August Wilhelm e Friedrich) la rivista in appena sei fascicoli impresse (prima) alla cultura tedesca e (poi) europea un segno indelebile. 
La rivista coagulò contributi, interventi e suggerimenti di autori i cui nomi sono divenuti in seguito celebri, tra questi oltre agli stessi fratelli Schlegel anche il filosofo Schleiermacher, lo scrittore e poeta Tieck, il filosofo Schelling e il poeta e filosofo  Friedrich Von Hardenbergh, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Novalis.
August-Wilhelm-Schlegel
Con tali giganti della cultura non è difficile immaginare come la rivista sia incredibilmente interessante e stimolante, quasi una sorta di laboratorio creativo che diede i natali alla corrente artistica e di pensiero che andrà sotto il nome di Romanticismo. Il livello degli interventi non è sempre omogeneo ma in generale è davvero alto, spesso altissimo; la differenza di posizioni poi è un’ulteriore ricchezza che quest’opera collettiva esprime al meglio.
Gli autori all’epoca erano giovanissimi, nel 1798 la loro età per lo più non arrivava a venti anni, ma la grandezza del loro intuizioni resta immutata ancora oggi a oltre due secoli di distanza. Tra i vari contributi meritano una particolare segnalazione “Polline”  e gli “Inni alla notte” di Novalis; e il celebre “Dialogo sulla poesia” di Friedrich Schlegel.
Oltre mille pagine del miglior romanticismo tedesco, consigliatissimo.
[ Athenaeum (1798-1800) / Tutti i fascicoli della rivista / Bompiani ]

26 gen 2012

Lewis Carroll - La vita segreta del papà di Alice


Lewis Carroll
Charles Dogson (1832-1898), meglio conosciuto come Lewis Carroll, è stato ed è tuttora al centro di pettegolezzi e cupe leggende: infamanti sospetti di pedofilia e altre perversioni. L’autore dei meravigliosi e arguti “Alice nel paese delle meraviglie” e “Attraverso lo specchio” è tanto celebre per i suoi calembour logici e linguistici quanto per le infami voci sul suo lato oscuro. Ma davvero Dogson, geniale matematico, brillante logico, raffinato scrittore, insegnante e fotografo dilettante, si struggeva per le bambine? Davvero la favola di Alice è il dono per un’amore impossibile e proibito? Il voluminoso saggio dell’inglese Caroline Leach cerca di fare luce sulla questione. 
Il testo ripercorre le principali leggende nere su Carroll, talvolta svelandone la falsità manifesta (testimonianze fasulle, date che non tornano, interessi privati avversi, etc.) altre volte un po’ più acrobaticamente cerca di ammorbidire l’impatto di alcuni elementi (ad esempio le foto delle bambine discinte) argomentando la necessità di contestualizzare, per meglio comprendere e mettere nella giusta prospettiva, ciò che agli occhi moderni appare come un indizio di accusa. 
Nel saggio scopriamo che l’immagine del Carroll asessuato e sublimante profeta del mito dell’infanzia è probabilmente solo la proiezione del più comune desiderio dei suoi apologeti; per contro anche il cliché di mostro represso e lubrico sarebbe frutto di altrettanta fantasia e pruriginoso pettegolezzo. Le mitiche identificazioni della musa di Carroll (in Alice Liddell) sarebbero poi errate, più di una una donna se ne attribuì il ruolo (cercando di attrarre su di sé i fari della celebrità), tutte mentirono. 
L’ostinato riserbo della famiglia Liddell e persino l’allontanamento di Carroll dalla famiglia avrebbe più a che fare con un possibile tradimento muliebre che non l’interesse improprio per le bambine.
Alice Liddell
Il libro è molto interessante e solleva numerosi ragionevoli (e documentati) dubbi sulla tenuta delle accuse e propone alcune spiegazioni plausibili sulle alternative normalizzanti. Le tracce documentali sopravvissute sono pochissime, tra queste alcune riferiscono di insistenti pettegolezzi su Carroll e la madre di Alice (Lorina Liddell) o forse la governante; nei diari di Carroll compaiono affettuosi riferimenti a una misteriosa L.L. (da notare l’omonimia tra la madre e la figlia maggiore, anch’essa Lorina ma detta Ina, che all’epoca della celebre rottura era ormai adolescente); nessun elemento è tale da fugare i dubbi. 
Il volume comprende numerose foto alcune delle quali certo urtano la sensibilità comune: la piccola Alice vestita in parte di cenci, le cui pudiche nudità (niente di hard per carità: solo una spalla o una caviglia, in perfetto stile dell’epoca) colpiscono però per le pose ammiccanti. Carroll eseguiva lui stesso i ritratti fotografici ai piccoli figli dei suoi conoscenti (una novità e una moda ai tempi) e viene ricordato nel saggio che tra le cose che gli appartenevano è stata ritrovata una voluminosa collezione di ritratti di nudi preadolescenziali. Anche se l’autrice spiega che all’epoca si idealizzava la figura infantile come angelicata e asessuata e che erano le stesse famiglie a volere quel tipo di ritratti di moda, resta l’imbarazzo, anzi l’urto che inevitabilmente oggi comporta una tale verità. 
Carroll in uno dei suoi "pomeriggi dorati"
Nel saggio si insiste sul fatto che Carroll non avesse una vera vocazione (astinenza compresa) e che per un lungo periodo abbia avuto una sorta di famiglia nei Liddell il cui uomo di casa era assente, anaffettivo e abdicava volentieri a Carroll un ruolo di patrigno e di “dama di compagnia” per la moglie (accettabile perché un diacono). All’epoca i pettegolezzi potevano pesare più dei fatti e  non è difficile immaginare che Carroll suscitasse più di una maldicenza: era un diacono che si rifiutava di prendere i voti, che frequentava la moglie del suo capo e si comportava come un padre putativo per le sue figlie. Carroll insegnava, era un brillante matematico e uno scrittore ma la sua pubblicistica corrosiva mal si accordava con il carattere e le posizioni del signor Liddell che pure misteriosamente pur di non cacciarlo dal suo incarico di insegnante arrivò addirittura a violare le regole e sembrò non dare mai peso allo spazio sempre più ingombrante che Carroll assumeva nella sua famiglia. Che fossero solo voci o la realtà è abbastanza sicuro che fu il presunto interesse di Carroll per una o più donne adulte della famiglia a causare la rottura con la famiglia. 
Cosa accadde davvero non è dato sapere, tutti i protagonisti furono sempre evasivi in proposito (e gli eredi hanno distrutto le parti dei diari che avrebbero potuto chiarire la questione); quello che è certo è che la riconciliazione che Carroll tentò rimase irrealizzabile. 
A discarico dei sospetti di pedofilia il saggio ripercorre alcune frequentazioni romantiche di Carroll con numerose donne adulte che gli furono vicine nel corso degli  anni.
Al termine della lettura di questo saggio non tutti i dubbi saranno fugati, anzi avrete nuove domande destinate a restare senza risposta, ma una cosa è certa il mito di Carroll  asessuato alfiere dell’infanzia perduta sarà svanito. Tra nuove luci e qualche ombra che resiste, emerge un ritratto di Carroll come uomo terreno, ambizioso e geniale ma non privo di debolezze e contraddizioni, un Carroll certamente più realistico delle mitizzazioni tutto bianco o tutto nero, fatte da adoranti sostenitori e livorosi detrattori.
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[ Lewis Carroll. La vita segreta del papà di Alice / Karoline Leach / Castelvecchi ]


23 gen 2012

Kill Bill diary - di David Carradine


Bill (Carradine)
Leggere il diario che Carradine ha tenuto durante le riprese del film di Tarantino è come entrare al circo o a Disneyland e improvvisamente trovarsi a prendere un the con il Bianconiglio senza più ricordare come si è arrivati lì e avere qualche dubbio di troppo sul fatto che il cappellaio matto non sia un attore che interpreta un ruolo, bensì un pazzo vero. Un sudore freddo vi assale: e se ora vi presentassero il dottor Piuma e il professor Catrame?...
Scherzi a parte il diario di Carradine è uno spasso: la “Band a part” di Tarantino, la grandiosità Hollywood style, le geniali follie di un regista sui generis, e in mezzo a tutto questo, lui: un ultra sessantenne che vive l’occasione della vita, il grande rilancio. Questa volta più che interpretare un ruolo deve sopratutto essere sè stesso: è lui il personaggio che traspare sotto Bill, che rende Bill reale, credibile pur nelle esagerazioni, anzi proprio in virtù di esse.
David sarà Bill e Bill parlerà come David, infatti Tarantino rielaborerà conversazioni con Carradine attribuendole al personaggio. Intanto il circo milionario viaggia per il mondo tra location mozzafiato e set più veri del vero, sempre circondati da guru dei combattimenti simulati, maghi degli effetti speciali e del trucco. 
David Carradine
La realizzazione di Kill Bill è lucida follia e grande determinazione: mesi di allenamenti, copioni variati all’ultimo momento, piccole lotte per il budget e altri privilegi minori (il camerino, l’autista, etc.). I party scandiscono il tempo, tra sushi e popcorn, ospiti in maschera e proiezioni private (Quentin ha in casa una sala che riproduce fedelmente un cinema anni ’50).
Quello di Bill è un ruolo perfetto per Carradine, un degno coronamento per una carriera tenacemente non rassegnata, affacciata sugli abissi della disfatta e sempre alla rincorsa, ma con il dito medio alzato, come un colpo di kung fu, menato con un calcio volante come in uno qualsiasi dei film di serie B interpretati da Carradine. Lui il duro che resiste, più personaggio dei suoi personaggi, eccessivo come un film di esploitation (vale a dire sulla falsa riga di: stupro e sanguinaria vendetta) di cui il Kill Bill di Tarantino è un’autentica summa, a cui sono mescolati gli stilemi dei western all’italiana e  dei film di kung fu. 
Bill è Carradine: suoi i vestiti, sue le spade, suo il flauto e persino parte dell’arredamento; erano così in linea con il personaggio che li hanno usati sul set o fatto delle copie identiche.
Se Carradine non vi ha mai convinto davvero, leggendo questo diario scoprirete l’eroe da fumetto che è in lui: Bill, quello vero. Inoltre è decisamente affascinante vedere come un film così particolare e complesso (e lungo) viene realizzato, grazie a una visione dall’interno, con l’occhio navigato di chi il cinema lo vive come il suo ambiente da decine di anni.
Finito il libro ho rivisto il film: doppio dvd con filmati extra. Avrei voluto brindare a David, morto nel 2009 in una camera d’albergo a Bangkok in modo a dir poco scabroso e misterioso (ma in perfetto stile Bill). Una fine ingloriosa per chiunque, ma non per lui. 
Alla salute David, vecchia canaglia!
[ Kill Bill diary / David Carradine / Bietti ]


19 gen 2012

Il libraio - di Régis de Sa’ Moreira

Surreale, incantevole, magico... le parole giuste per il delizioso racconto del giovane Régis (classe ’73) parigino di nascita che ora vive in Brasile. 

Régis de Sa’ Moreira
Si parla di una libreria tutta speciale, che non chiude mai, dove i libri sono ordinati come in uno zoo: libri domestici, selvatici, onnivori, carnivori o con altri criteri altrettanto originali; il libraio che ci vive (perché non lascia mai la libreria) è un uomo di umore malinconico, quando non legge, sogna (di leggere) e quando non sogna, legge:  tutte quelle vite, tutti quei pensieri racchiusi nei libri sono per lui una presenza (una famiglia, una divinità) verso cui prova amore e riverenza insieme. 
A volte il libraio rifugge i clienti e altre li stimola suggerendo titoli in modo casuale solo per scoprire che effetto susciterà; tisane e musica fanno parte degli esperimenti che pratica su libri, clienti e sè stesso; vive un tempo sospeso che pure procede rapido e immobile, come in un sogno; il caos apparente dell’illogicità dei comportamenti del libraio si armonizza nel sogno della libreria che non chiude mai, producendo una surreale armonia.

l libraio di tanto in tanto strappa una pagina a un libro e la spedisce a sorelle e fratelli che rispondono regolarmente con brevi lettere, simbolicamente si potrebbe interpretare come una distribuzione amorevole di pezzi della propria anima fedele al gioco di slittamenti e corrispondenze poetiche tra sogno e realtà che pervade l’intero racconto. In tal senso citiamo le ultime righe del libro:”I libri si misero a sognare gli uni gli altri. Il libraio riaprì il suo libro interiore e andò all’ultima pagina”.
[ Il libraio / Régis de Sa’ Moreira / Aìsara ]

16 gen 2012

Teoria dell’orrore. Tutti gli scritti critici - di H.P. Lovecraft


Lovecraft come noto scrisse numerosi racconti dell’orrore, un orrore non sguaiato o giocato sulle descrizioni scioccanti di tipo splatter (all’epoca si sarebbe detto in stile Grand Guignol) e lontano dai cliché pulp della narrativa commercial-popolare; la firma del misantropo di Providence appare negli abissi dell’irrappresentabile e dell’indicibile (l’orrore vero infatti non è verbalizzabile) insieme al leitmotiv onirico e alla tematica ultramondana con il suo pantheon di infami divinità.
Howard Philips Lovecraft
In questa bella raccolta sono riuniti tutti gli scritti di critica letteraria pubblicati da Lovecraft a cui si aggiungono parte della corrispondenza pubblica e privata in cui tratta di argomenti analoghi. Un riconoscimento va a Gianfranco De Turris grazie alla cui tenacia si deve la riscoperta italiana di Lovecraft e la pubblicazione italiana di molti tesori come ad esempio parte dell'immensa corrispondenza (stimata in circa 100mila lettere, solo in parte sopravvissute).
Il volume di oltre 500 pagine è davvero interessante, una miniera per chi ha abbia letto Lovecraft e voglia approfondire: vi si possono trovare teorizzazioni di stile e indicazioni di metodo, rassegne critiche della letteratura fantastica redatte dallo stesso Lovecraft, il tutto arricchito dalle prefazioni dello stesso Turris e dell’immancabile S.T.Joshi (il massimo studioso di Lovecraft, celebre per avere attestato la versione definitiva e autentica dei testi originali che contenevano nelle prime pubblicazioni migliaia di errori).
Segnaliamo l’intrigante “Bibliografia” de “Il sovrannaturale nella letteratura” curata da Claudio De Nardi che consente di rintracciare le varie opere citate da Lovecraft nei suoi escurs critici.
Concludiamo con le parole dello stesso Lovecraft che nel 1930 in una lettera del 1930 affermò la convinzione che:”il modo migliore di descrivere l’orrore consista nel suggerirlo. il fondamento del vero orrore cosmico risiede nella violazione dell’ordine naturale,  e le violazioni più sconvolgenti sono sempre le meno concrete e le più difficili da descrivere”.


[ Teoria dell’orrore - Tutti gli scritti critici / H.P. Lovecraft (a cura di De Turris) / Bietti ]


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13 gen 2012

Il lato oscuro di Freud. L’uomo dietro il mito.


Sigmund Freud (1856-1939)
Il titolo “Crepuscolo di un idolo - Smantellare le favole freudiane” (prima traduzione italiana 2011) testimonia da subito le intenzioni del saggio, ovvero la demistificazione di Freud; Nietzsche è il riferimento interpretativo chiave (come il titolo sottende con il chiaro rimando al celeberrimo “Crepuscolo degli idoli”) in questo processo di distruzione e disvelamento, insomma filosofare col martello avendo per obiettivo quella religione contemporanea che va sotto il nome di “Psicoanalisi” o “Freudismo”
Il saggio di quasi 500 pagine si legge con grande piacere e rapidità; lo stile è fresco, divertente; l’analisi lucida, provocatoria fino al sarcasmo,  si accompagna a un riassunto di taglio divulgativo della teoria freudiana e dei suoi concetti fondamentali. Il libro è stato un caso prima in Francia e poi internazionale in quanto ha suscitato aspre reazioni da parte delle Società Psicoanalitiche di varie nazioni, ma al di là dell’intenzione (almeno per quanto mi riguarda) il libro non lascia dietro di sè alcun cadavere, semmai (e forse al di là delle pose irriverenti, è davvero questa l’intenzione) rinnova l’omaggio verso le intuizioni di chi inevitabilmente fu “umano, troppo umano” per reggere alle aspettative superomistiche dei tanti discepoli (non tutti brillanti) che ne furono folgorati.
L’autore è il filosofo francese Michel Onfray, personaggio interessante della cultura contemporanea francese (e non solo), ha pubblicato molti saggi dal carattere polemico, tra le molte iniziative a lui ascrivibili ricordiamo la “Université Populaire de Caen” ovvero una vera e propria università senza costi di iscrizione e senza sbarramenti formali all’insegnamento, un vero omaggio al diritto alla cultura.

Il ritratto finale di Freud che si delinea nel saggio è quello di un uomo ambizioso e spregiudicato, il cui pensiero e le cui intuizioni evolvono nel tempo e talvolta contraddicono le precedenti, e pur tuttavia Freud agì sempre (anche piegando la verità alla sua ambizione) in modo da apparire uno scopritore, uno scienziato che anche laddove ammette un errore afferma di stare in realtà procedendo per falsificazioni e conferme progressive in base ad un rigoroso scientismo. In realtà i diari e le lettere dello stesso Freud, le testimonianze e i fatti in generale  raccontano il sogno di un uomo dalle grandi intuizioni, non esente da difetti e fissazioni personali, che si volle “scopritore” di un mondo dietro il mondo, del quale forse fu piuttosto in qualche modo l“inventore”
Michel Onfray
Non stupisce la reazione quasi violenta delle Società di Psicoanalisi, i custodi dell’ortodossia; qua è la nel libro emerge il lato oscuro dell’uomo Freud, preda delle proprie contraddizioni tra pulsioni misogine, onaniste, incestuose e persino antisemite (orribile auditu). I cenni al Freud che rinuncia alla pretesa di convincere i pazienti (tutti e sempre) di essere stati vittime di stupro da parte dei genitori, solo perchè in questo modo è difficile non perdere i clienti; oppure il Freud che dorme durante le sedute e si difende affermando che in questo modo i due inconsci (del terapeuta e del paziente) possono sintonizzarsi meglio; ecco questi e altri fatti (accertati e testimoniati dallo stesso Freud) non possono non generare imbarazzi e dubbi. 
Nonostante ciò la lettura di questo libro è stata per me di stimolo ad una rilettura dei grandi classici freudiani, l’umanità di Freud (con tutte le sue bassezze) non è per me cosa affatto scandalosa, in fondo lo stesso Onfray nella prefazione dichiara il proprio amore per Freud che insegnò secondo la vulgata apologetica per circa 20 anni. 
Onfray rivive il parricidio platonico demistificando Freud, ma questo potrebbe anche interpretarsi come una ripetizione del “Pasto totemico” scoperto/inventato da Freud stesso.

Ritengo che il libro cerchi di mostrare come la psicoanalisi freudiana istituisca un cerchio magico, un corto circuito ermeneutico che tutto spiega e comprende (specie l’ìnspiegato e l’illogico) e rispetto al quale è difficile sottrarsi per quanto vigili e attenti alle sue contraddizioni.
Al termine del saggio Onfray cita l’ultimo Freud, quello dell’incompiuto “Compendio di Psicoanalisi“ del 1938: “Può darsi che in futuro qualcuno ci insegnerà come influenzare direttamente, con speciali sostanze chimiche,  le quantità energetiche e la loro ripartizione nell’apparato psichico. E forse verranno alla luce altre potenzialità della terapia che adesso non possiamo neppure sospettare”.

Lettura consigliatissima sia per i fan di Freud sia per i suoi detrattori.


[ Crepuscolo di un idolo - Smantellare le favole freudiane / Michel Onfray / Ponte alle Grazie ]

10 gen 2012

Zagreb - di Arturo Robertazzi

Arturo Robertazzi

Opera prima di un giovane autore italiano che vive e lavora a Berlino, Zagreb è un romanzo breve il cui tema è la banalità del male.
La storia narra la quotidianità distorta, feroce, a tratti psicopatica di un giovane combattente; sullo sfondo un territorio ferito, le forme della vita civile spazzate via, l'empatia defunta insieme ai parenti e amici colpiti dal nemico.
I riferimenti a un luogo reale e ad un preciso contesto storico sono rarefatti ma limpidi, il titolo è chiaro fin dall'inizio ma la vicenda porrebbe svolgersi altrove o in un altro tempo. Per tutto il racconto si respira la "sospensione", dal tempo, dallo spazio, dalla morale, dalla normalità. Non c'è spazio per i sentimenti o forse sì? L'incontro con un  prigioniero, un uomo di cui conserva un ricordo della vita come era prima che tutto cambiasse, risveglia nel suo carceriere un germoglio di umanità.
Il nemico è la fuori, il nemico è crudele, è un mostro. Il nemico è un traditore, e se fossi tu? Il dubbio si insinua, di chi ti puoi fidare veramente? Non sei più al sicuro, non lo eri mai stato. 
Alla fine un'esplosione e ancora la morte con una risposta a una domanda mai posta.

[ Zagreb / Arturo Robertazzi / Aisara ]

22 dic 2011

Eiger - La montagna maledetta

Eiger - parete nord
Per consolarmi di una vacanza saltata all'ultimo momento che avrebbe dovuto vedermi nel Tirolo austriaco ho acquistato alcuni libri sulle scalate dedicati alla storia dell'Eiger, la più ambita e pericolosa delle vette alpine (non a caso alcuni dei suoi celebri passaggi si chiamano "traversata degli Dei" e "bivacco della morte").
La storia delle scalate in alta quota è davvero affascinante, i resoconti sono emozionanti: in montagna l'imprevisto è sempre in agguato, impreparazione e avventurismo non perdonano, l'audacia si accompagna sempre ad una quota di follia e la determinazione e la forza di volontà sono sempre determinanti.
La storia dell'Eiger con le sue innumerevoli disgrazie, forse più di ogni altra montagna è il simbolo di un ambizione che non lascia tregua, la sfida impossibile che ha piegato più di un valido scalatore.

I libri che ho letto e che vi consiglio sono "Eiger" di Rainer Rettner e "Morte sull'Eiger" di Anker, Capra e Rettner. Il primo è una storia dei tentativi di scalata della famigerata parete nord dell'Eiger dal 1932 al 1938 quando fu raggiunta per la prima volta la cima per quella via. Il secondo ricostruisce una particolare scalata, il tentativo di due italiani nel 1957 che finì in tragedia malgrado l'imponente mobilitazione dei soccorritori.

Le scalate dal '32 al '38 erano realizzata con mezzi e attrezzature ben poco tecnologiche, idem per le riserve di cibo (di solito un pezzo di speck), e sopratutto quasi sempre in coppia. La salita in coppia è la più veloce e ne faceva la modalità preferenziale sull'Eiger la cui ripidissima parete nord ha cambi climatici improvvisi e condizioni di friabilità di rocce e ghiaccio proibitive. Al giorno d'oggi anche il più quieto raccoglitore di funghi è meglio attrezzato di questi eroi d'altri tempi.
Una delle particolarità dell'Eiger è di affacciarsi su una valle da cui è possibile osservare con facilità la smisurata massa di roccia e ghiaccio che costituisce la sua parete nord.
La "traversata Hinterstoisser" 
Per questo i tentativi di scalata che si susseguirono negli anni poterono essere seguiti (nuvole permettendo) con una certa precisione da appassionati e giornalisti, e spesso purtroppo furono resoconti di disgrazie. Più di uno scalatore fu imprigionato nel ghiaccio in quota e rimase per anni visibile dai cannocchiali di valle senza che nessuno potesse raggiungerlo o recuperare la salma.

Fino agli anni '70 prima dell'impiego dell'elisoccorso, il recupero degli scalatori era stato spesso difficile e rischioso, sull'Eiger quasi impossibile. Il caso del 1957 è particolarmente eloquente: il tentativo di scalata di Stefano Longhi e Claudio Corti causò tre vittime di cui fu accusato ingiustamente lo stesso Corti (unico sopravvissuto) che dovette vivere con questa infamia per quattro lunghi anni fino alla riabilitazione quando finalmente nel 1961 il ritrovamento dei corpi dimostrò la veridicità delle sue dichiarazioni e la sua totale innocenza. Il resoconto del tentativo di scalata e sopratutto delle operazioni di soccorso evidenzia bene le fragilità tecniche che intralciarono le operazioni (sistemi radio inefficienti, argani che congelano, corde pesantissime, abiti che non proteggono a sufficienza dal freddo, niente cellulari o gps).

Ancora più impressionanti le condizioni di salita degli anni '30 che testimoniano dell'assoluta grandezza dei primi ardimentosi, tra tutti ricordo gli sfortunati Toni Kurz e Anderl Hinterstoisser che diede il nome alla celebre "traversata".

[ Eiger (Trionfi e tragedie 1932-1938) / Rainer Rettner / Corbaccio ]
[ Morte sull'Eiger (Il dramma di Claudio Cortie Stefano Longhi) / Anker, Capra, Rettner / Corbaccio ]





20 dic 2011

Il ritorno - di Alberto Manguel

Un viaggio per un invito a un matrimonio, diventa occasione per un ritorno a casa (dall'Italia all'Argentina) dopo anni di assenza, un viaggio nei ricordi, un viaggio trai fantasmi del proprio passato.
La maestria di Manguel nell'ordire una storia di fantasmi (del rimpianto, della storia recente, della nostalgia) che sfugge i confini di genere è notevole. Malinconica divagazione sul passato che non passa: i desaparecidos.
Il protagonista della storia, l'antiquario Nestor A. Fabris fa ritorno nella sua argentina, è appena atterrato dopo trent'anni ma la realtà subito si sovrappone e confonde con i ricordi in un continuo slittamento di piani di realtà: incontri fugaci e un viaggio in autobus sul confine dell'incubo, ma non c'è tempo per soffermarsi sulle incongruenze, è in arrivo un altro autobus e sarà Nestor a fare gli onori di casa...

Sempre di Manguel segnalo il post Mr Hyde ai tropici

[ Il ritorno / Alberto Manguel / Nottetempo ]

15 dic 2011

Poesie e lettere - di Friedrich W. Nietzsche

Friedrich W. Nietzsche
Forse il lato più emotivo e privato del grande filosofo tedesco, la raccolta annovera numerose lettere ad amici, conoscenti e parenti. Al lettore moderno colpiscono le circonvenute formule di cortesia di apertura e chiusura di ogni comunicazione, ma la cosa più interessante è il Nietzsche emotivo, l'uomo nel suo quotidiano, tra sentimenti e fragilità. Una lettura utile e interessante per avvicinarsi di un altro passo alla complessa personalità del filosofo della morte di Dio.

[ Poesie e lettere / Friedrich W. Nietzsche / Rusconi ]

13 dic 2011

La città dei clown - di Will Eliott

Will Eliott
Il romanzo è un caso letterario ed è la svolta nella vita del giovane autore australiano Will Eliott, classe 1979, visto che è con quest'opera prima è passato dalla povertà ai grandi editori con traduzioni in tutto il mondo. Visionario, il romanzo è un horror che ha per protagonista dei clown psicopatici, anzi un ragazzo australiano, Jamie,  che si arrangiava come poteva con lavori precari e che viene arruolato suo malgrado in un circo molto speciale. La sua banda è quella dei clown,  in competizione con gli altri "artisti", trapezisti, mangiafuoco, etc. Ma "The Pilo Family Circus"(che sarebbe anche il titolo originale del romanzo) è una trappola mortale situato in una dimensione parallela. Le attrazioni efferate e psicopatiche degli "artisti" (tutti sadici assassini) mietono vittime ad ogni spettacolo,  come gironi infernali su cui si affollano le anime degli spettatori non troppo innocenti. In fondo siamo tutti colpevoli se siamo attratti da tali efferatezze. Nelle incursioni della banda dei clown da una dimensione all'altra sono la norma rapimenti e omicidi, una pomata magica (con cui truccare il viso disegnando la maschera che fa apparire il clown) conferisce poteri sovrannaturali e consente il passaggio dimensionale, ma attenzione il diavolo non dà mai niente per niente: la pomata fa emergere il lato oscuro, "JJ" l'alter ego sadico del protagonista è un campione di malvagità, nientemeno vuole annientare il proprio residuo umano Jamie (proprio come Mr Hyde con il dottor Jekill).

Il romanzo si può leggere in molti modi: un horror allucinato, una satira dark del darwinismo sociale e della società dell'intrattenimento, una variazione sul tema del lato oscuro. Consigliatissimo, le  oltre 300 pagine volano che è un piacere in un ritmo crescente. Se soffrite di coulrofobia (fobia dei clown) è una lettura impossibile, se non non ne soffrite ancora è probabile che dopo possiate avvertire qualche brivido nella schiena incrociando uno di quei volti colorati con il naso rosso.

[ La città dei clown / Will Eliott / Mondadori]



8 dic 2011

Storie di sesso e di ringhiera - di Teresa Petruzzelli

Teresa Petruzzelli
Non fatevi ingannare dal titolo, il tema di queste pagine è la solitudine.
Pagina dopo pagina si dispiega una galleria di personaggi vinti nella vita (dalle circostanze, dalla mancanza di risorse, intellettuali o finanziarie) che si dibattono in una opprimente solitudine, interrotta solo dai fugaci  contatti con altri reietti vicini di "tana", variamente affaccendati a sopravvivere.
In comune questo girone dei vinti ha infatti il tetto sotto cui passa le notti: una casa di ringhiera di una periferia non meglio definita. Maschere felliniane e colonna sonora triste, tutte vite ai margini di quella società miraggio che nella casa di ringhiera non riverbera le proprie luci se non come assenza.
Spiandosi da una finestra all'altra gli inquilini incrociano le proprie vite rimanendo tangenti l'uno all'altro, vicini ma inesorabilmente separati, irraggiungibili l'un l'altro.
Solitudini di chi chi si è dato per vinto e ha smesso di lottare, rassegnato, ritratto dal mondo che non gli appartiene più.

Da leggere.

[ Storie di sesso e di ringhiera / Teresa Petruzzelli / Aisara ]

6 dic 2011

Un altro best seller e siamo rovinati - di Marino Buzzi

Marino Buzzi
Un godibile "diario semiserio di un libraio"(il sottotitolo),  dove la libreria è il teatro di personaggi caricaturali ma non troppo distanti dal vero; una serie di racconti brevi sulle avventure tragicomiche del tran tran quotidiano di un commesso in una grande libreria (ma mi raccomando chiamatelo LIBRAIO) tra colleghi strampalati, clienti che spingono all'esaurimento e le mirabolanti trovate dei "geni del marketing" (autentiche boiate pazzesche). Il libro è divertente e intelligente, tra esagerazioni e macchiette disegna una caustica critica del mercato dei libri, lontano dalle pretese culturali e tutto immerso in logiche quasi surreali e autoreferenziali. Il ritratto di un contesto lavorativo amato ma frustrante, tra clienti ignoranti e incontentabili, colleghi demotivati e sfruttati, capi e responsabili dalle idee e comportamenti deliranti e irraggiungibili. In pratica il libraio protagonista (l'autore, voce narrante) ricorda il Fantozzi degli esordi (quello del libro del 1971, lontano dalla sguaiatezza dei film), soltanto più colto e sofisticato, più consapevole, persino supponente, meno rassegnato, sempre corrosivo e allegro.

Lettura consigliata.

[ Un altro best seller e siamo rovinati / Marino Buzzi / Mursia ]

1 dic 2011

Diari - di Emanuele Artom

Emanuele Artom
Il prezioso volume edito da Bollati Boringhieri segna la prima pubblicazione integrale dei diari di Emanuele Artom, intellettuale ebreo piemontese, partigiano che fu catturato dai tedeschi, torturato e ucciso dai filo-nazisti nel 1944.
Il giovanissimo Artom (1915-1944) era una persona colta e mite, suo malgrado prese la via delle montagne e della resistenza, non voleva sottrarsi bensì voleva "les mains sales".
Nei diari emerge forte la sua complessa personalità, la lucidità e ampiezza del suo sguardo tra le miserie e la durezza della guerra civile.
Colpiscono le annotazioni sugli orrori delle liste di proscrizione nella "educata" Torino, le riflessioni sul sistema scolastico e l'importanza attribuita all'educazione e alla cultura, l'impegno partigiano e lo sforzo di una visone politica complessiva che aprisse la via per un domani migliore a chi sarebbe venuto dopo, anche a rischio di quella vita che purtroppo fu stroncata in modo tanto selvaggio da belve in divisa: gli aguzzini di Artom erano suo compatrioti, italiani, uomini come lui (che belve fossero solo i tedeschi è solo cattiva coscienza, la favola di cui ci si vorrebbe convincere; altro che italiani brava gente).
Il diario manca di alcune pagine bruciate dallo stesso Artom ed i nomi spesso sono omessi o cambiati per ragioni di "sicurezza", ma la voce dell'autore giunge forte e nitida.
Una lettura stimolante, commovente, chiarificatrice. Una memoria che non deve essere dimenticata tanto più oggi che il tempo inesorabile spegne ad uno ad uno la voce dei testimoni diretti.

[ Diari di un partigiano ebreo (gennaio 1940 - febbraio 1944) / Emanuele Artom - a cura di Guri Schwarz / Bollati Boringhieri ]

29 nov 2011

Storie di cronopios e di famas - di Julio Cortazar

Insoliti, fantasiosi, surreali, sognanti, ossessivi, eccentrici...
un breve volumetto di racconti, brevissimi, poche righe, come scintille pirotecniche, che sprigionano genio e follia in tutte le sfumature della creatività.
Un libro bellissimo dall'immaginario prepotentemente sudamericano, un universo di invenzioni in cui perdersi e trovarsi sono la stessa cosa.

Semplicemente imperdibile, una lettura che non si dimentica.

Ad impreziosire ulteriormente l'edizione Einaudi l'esemplare prefazione di Italo Calvino.

[ Storie di cronopios e di famas - Julio Cortazar  Einaudi ]



24 nov 2011

I tre perché della rivoluzione russa - di Richard Pipes

Richard Pipes
Un breve ma interessante saggio dello storico americano Richard Pipes, professore emerito in storia ad Harward.
L'autore forte del lavoro specialistico di tutta una vita, offre una risposta circostanziata e argomentata  a tre domande fondamentali: perché lo zar è caduto? perché hanno trionfato i bolscevichi? perché Stalin succedette a Lenin? Questioni importanti per i fatti che hanno poi condizionato pesantemente l'intera storia recente occidentale.
Il professor Pipes è uno dei massimi esperti della materia ma  non aspettatevi un'apologia del comunismo, dopo la fuga nel 1940 dalla natia Polonia a causa delle persecuzioni antiebraiche, Pipe ha servito nell'esercito americano durante la guerra e negli anni '70 fu un feroce critico della "distensione" che considerava una colpevole sottovalutazione del nemico. Negli anni '80 è stato direttore dell'ufficio affari dell'est europeo sotto il presidente Reagan.
Evidentemente non esattamente un filo-comunista, ma comunque la si pensi il libro è una interessante fotografia di quel particolare momento storico di cui senza dubbio lo storico Pipes è uno dei più seri, stimati, e profondi conoscitori.

[ I tre "perché" della rivoluzione russa / Richard Pipes / Rubettino ]

22 nov 2011

Via con me - di Castle Freeman

Castle Freeman
Go with me (titolo originale) è un piacevolissimo romanzo ambientato nella provincia americana, dove le piccole cittadine confinano con boschi a perdita d'occhio (l'autore vive nel Vermont) e dove la giustizia indossa una stella di latta e occhiali scuri dietro i quali talvolta può chiudere un occhio o fingere di farlo, come quando lo sceriffo gioca al poker con improbabili "amici" dal grilletto facile.

Gli ingredienti sono classici: il cattivo di turno, una ragazza da salvare, uno sceriffo più sveglio di quel che vuole sembrare e un manipolo di zotici boscaioli dalle maniere decisamente molto spicce, una sorta di armata Brancaleone con gli steroidi. Il resto ha il ritmo di un inseguimento come una caccia nei boschi, solo che questa volta la preda è un uomo.

La forza del libro è nei dialoghi, nei personaggi grotteschi, nerboruti e dai ragionamenti troppo elementari, che prima sparano e poi fanno domande anche se così otterranno poche risposte. 

Credetemi i personaggi del libro sono tutt'altro che lontani dal vero, potreste incontrarne facilmente e non solo nella frontiera americana ma anche nelle nostrane campagne e montagne italiane.

[ Via con me - Castle Freeman - Marcos Y Marcos ]



21 nov 2011

Enciclopedia della risata ebraica

Il volumetto"Un'aringa in paradiso" uscito per Einaudi e curato dalla studiosa Elena Lowenthal intende essere una summa sintetica dell'umorismo ebraico.
Una lettura divertente che è anche un modo per conoscere meglio una cultura antica che ha fatto dell'autocritica e dell'autoironia uno dei propri tratti distintivi.
Il paradosso è che molte di queste storielle fulminanti e piene di "Witz" sarebbero tranquillamente annoverabili tra i più riprovevoli pregiudizi antisemiti se pronunciate da un non ebreo.

[ Un'aringa in paradiso - Elena Lowenthal - Einaudi ]