19 lug 2013

Rassegna libraria sulle montagne vicino a Torino, il 20 luglio inaugura Pralibro 2013

Nella splendida cornice di Prali , ultimo paese in alto della val germanasca (1500 metri, 370 abitanti), si apre sabato 20 luglio l'undicesima edizione della kermesse libraria Pralibro.
per un mese fino al 18 agosto si svolgeranno vari eventi: presentazioni di libri, discussioni, concerti, eventi per i bambini, etc.
Anche quest'anno il programma è ricco e interessante, inoltre per la prima volta la manifestazione ha un sito internet dove è possibile trovare tutte le informazioni sugli eventi. 
Segnaliamo inoltre che durante tutta la durata della kermesse sarà organizzata una libreria temporanea nella sala valdese del tempio di Prali a cura di due librerie torinesi che da sempre supportano Pralibro, novità del 2013 la possibilità di trovare la maggior parte di titoli che saranno presentati a Pralibro anche online, su carta ma anche in formato eBook, messi a disposizione dalla libreria www.librieletture.com  che da quest'anno supporta Pralibro avendo anche realizzato il sito della rassegna libraria www.pralibro.it

Segnaliamo che la libreria LibrieLetture.com che apre anticipatamente i battenti proprio in occasione di Pralibro, è una libreria specializzata in titoli non mainstream e piccoli editori,  e tratta sia libri di carta che digitali oltre ad avere una vetrina dell'usato con prime edzioni e volumi da collezione.
Un iniziativa questa di dare voce ai grandi libri che riamangono esclusi dai circuiti promozionali principali che ci piace sostenere, perciò vi invitiamo a seguire la libreria, iscrivendovi sulla pagina facebook e a tenere d'occhio la vetrina dell'usato.

PS
su LibrieLetture.com è disponibile in cartaceo e in digitale eBook un magnifico libro pubblicato in italia da un piccolo ma grandissimo editore piemontese (Scritturapura), il titolo è "Non sparate agli aquiloni" di Feride Cicekoglu che abbiamo anche recensito (clicca qui per la recensione),  segnaliamo anche che sempre su LibrieLetture.com potete trovare il saggio "Avevano calde le mani" anch'esso pubblicato in italia da un piccolo editore (Sensibili alle foglie), che  è un libro bellissimo che fa perfettamente coppia con il romanzo di Feride Cicekoglu, entrambi parlano della Turchia, il primo descrive la situazione della repressione politica dal punto di vista di un bambino in carcere, il secondo è una memoria sugli scomparsi curdi che dagli anni 80 ininterrottamente sono stati vittime di "esecuzioni extragiudiziali" in Turchia, due libri per riflettere e non dimenticare.

18 mar 2013

Giappone mon amour

Il padiglione d'oro a Kyoto
Il Giappone è una terra dal fascino potente, una stupefacente compresenza di tradizioni millenarie e super modernità che ne fanno un un oggetto del desiderio benché accompagnato dall'ombra dell'incubo metropolitano e atomico (Hiroshima a parte, basti pensare al recente caso di Fukushima).
Ho avuto il grande privilegio di potere visitare  questo paese misterioso e magnifico e ne sono rimasto davvero molto affascinato, e ciò malgrado la società giapponese manifesti taluni tratti sociali incomprensibili e spaventosi agli occhi di un occidentale (la competizione estrema, la rigidissima divisione gerarchica, il sessismo, una relativa insensibilità alla violenza, etc.).

Vi sono talvolta libri che sono in grado di evocare non soltanto un luogo ma anche le atmosfere, le sensazioni che evoca nel viaggiatore l'incontro con un'altra cultura, tra questi è senz'altro da segnalare riguardo il Giappone il libro di Fosco Maraini che nel suo mirabile "Ore giapponesi", scandagliando tradizioni e cultura di questa terra lontana, trasmette con maestria quel senso di spaesamento e straniamento accompagnato da una potente attrazione che il Giappone è in grado di esercitare sul forestiero.
Tokyo - Ginza
L'autore ebbe l'opportunità di viaggiare largamente in Giappone dove visse per lungo periodo pre e post bellico (fu tra l'altro  testimone diretto della clamorosa dichiarazione dell'imperatore che al termine della guerra dichiarava tramite la radio al popolo la propria natura "non divina") e poi durante la trasformazione industriale degli anni cinquanta. Dopo essersene allontanato tornerà  alla fine degli anni ottanta in un Giappone violentemente cambiato ma ancora terra di misteri e tradizioni quale l'aveva lasciato molti anni prima. Il volume è corredato di numerose fotografie che supportano utilmente il racconto.
Consigliatissimo!

Se siete interessati al Giappone la consultazione di un buon libro fotografico potrà darvi in pochi scatti il segno di quel mondo di contrasti (quasi incomprensibili per noi) che costituisce il Giappone contemporaneo, uno per tutti "Giappone luci ed ombre" per Edizioni White Star.

Se in tempi recenti vi siete recati in questa terra sorprendente potrebbe essere molto intrigante consultare (se riuscite a trovarlo) il volume monografico del Touring Club Italiano del 1973 dedicato alla città di Tokio, che vi mostrerà l'incredibile avanguardia che sapeva esprimere questa metropoli già quaranta anni fa.

[ Ore giapponesi / Fosco Maraini / Corbaccio ]
[ Giappone luci ed ombre / (fotografico) / Edizioni White Star ]
[ Tokio (edizione del 1973) / Touring Club Italiano ]


14 mar 2013

Elementare Wittgenstein! - di Renato Giovannoli

Ludwig Wittgenstein, il celebre e ombroso filosofo del linguaggio, aveva una passione per i romanzi polizieschi di genere hard boyled, i pulp; a partire da questa curiosità si sviluppa il bel saggio di Giovannoli dedicato all genere poliziesco indagato nelle sue numerose varianti e sopratutto nei metodi e nelle tecniche deduttive dei vari detective di fantasia. Un gioco di rimandi e corrispondenze che è anche un pretesto per affrontare il pensiero filosofico, le teorie sulla conoscenza, e esaminarne le caratteristiche tanto che il sottotitolo recita: "Filosofia del racconto poliziesco".

Il libro ripercorre la storia delle forme del genere giallo, i suoi cliché e paradigmi; nel testo si ripercorrono numerosi celebri rompicapi di famosi gialli letterari o cinematografici, si esaminano le soluzioni e le modalità di approccio, si tracciano parallelismi e analogie con il pensiero dei grandi filosofi e qua e là si segnala la predilizione dei grandi pensatori per l'uno o l'altro degli eroi del mistery.

Una lettura che è al contempo un immersione nella teoria compositiva del genere giallo e insieme una lezione di filosofia che prende spunto dagli esempi letterari.
Il taglio divulgativo non pretende dal lettore particolari preconoscenze filosofiche ma sicuramente  sarà maggiormente apprezzabile se siete appassionati cultori del genere poliziesco e di indagine.

Una lettura coinvolgente, stimolante e intrigante come un buon giallo.

[ Elementare, Wittgenstein! / Renato Giovannoli / Medusa ]


11 mar 2013

Lacrimae rerum - di Slavoj Zizek

Slavoij Zizek
L'eclettico Zizek dà il meglio di sé quando mescola il pop con la cultura alta, per questo leggere questi saggi sul cinema e il world wide web è un autentico divertimento.

Non tutti sono fan di Tarkovskij, Kieslowsky o Linch, ma tutti conosciamo le opere di Hitchcock e di certo abbiamo visto Matrix apprezzandone i mirabolanti effetti speciali (una vera novità per quando è uscito il primo film); ora in questo saggio scopriremo che dietro questa nostra attrazione per questi film c'era qualcosa di più che il semplice divertimento, Zizek ci mostra come da una particolare sequenza o dettaglio della trama sgorghino continui spunti e corrispondenze con il pensiero filosofico più elevato.

E' un vero piacere per la mente (e quasi una carezza per il proprio ego) "scoprire" Lacan, Egel, Freud e molti altri "grandissimi" nei film che abbiamo più apprezzato. Ancora una volta Zizek riesce nell'impresa di semplificare la complessità (senza spogliarla né banalizzarla) e al tempo stesso elevare la banalità oltre sè stessa fino a raggiungere contenuti di pensiero degni di questo nome.

The Matrix (Wachowski brothers)
 Il modo in cui Zizek interpreta ed estrae significati, concetti, spunti e analogie dalla produzione cinematografica (anche di massa) o dalla realtà quotidiana (es. internet) può ricordare per certi versi la straordinaria capacità evocativa di Heidegger nel suo rileggere le poesie di Holderlin o di Trakl, uno "stile sciamanico" di indubbio fascino.
Certo Heidegger (figlio del suo tempo e dell'alto concetto di sé) usava sia pure in modo strumentale esempi non esattamente "popolari" (nel senso di bassi, benché popolari nel senso di universalmente noti) come ad esempio la poetica romantica o le opere di Van Gogh (rif. il saggio sull'origine dell'opera d'arte del 1936).
Nei saggi di questa raccolta Zizek si cimenta invece con punti di partenza di ben più di largo accesso e popolari (proprio nel senso di pop) ed è proprio questo apparente conflitto tra quotidianità e pensiero filosofico, tra basso e alto, che mette in luce le doti funamboliche del pensiero (e della scrittura) di Zizek.

[ Lacrimae Rerum / Slavoij Zizek / Libri Scheiwiller ]


8 mar 2013

Internet sì, internet no

Mai come in questo momento in Italia si è guardato ad internet come allo strumento chiave di una rivoluzione culturale, morale e sociale: un manipolo di giovani smanettoni ha espugnato la casa del potere ed è giunto in parlamento. Ma davvero in questo inizio di 2013 internet è la panacea di ogni male? Basta la "rete" a salvarci? Evidentemente le cose sono ben più complesse e l'ingenuità di alcuni dei nuovi eletti è una manna per la stampa, come sparare sulla croce rossa. Ma la larga banda e l'accesso alla rete sono davvero dirimenti per il nostro futuro? 
Un paio di libri possono aiutarci a farci un idea più chiara su cosa sia internet è come possa influire sulle nostre vite: il primo è "Internet è un dono di Dio" curato da Wired (la celebre rivista di tecnologie e trend), il secondo è "Tu non sei un gadget" che mette in guardia dalle trappole del 2.0.

In "Internet è un dono di Dio" sono raccolte alcune case history di blogger e dissidenti politici che hanno trovato nella "rete" la dimensione della propria libertà, dando voce a una protesta che ha così finalmente potuto trovare le gambe per camminare, fino a creare fronti di pressione davvero importanti su governi e nazioni; in un certo senso gli eventi della primavera araba sono una versione collettiva, potremmo dire di dimensione storico epocale, di questo fenomeno. Tra i molti contributi spiccano nomi  autorevoli: il Nobel per la pace Liu Xiaobo, la cubana Yoani Sanchez, Hilary Rodham Clinton, e per finire lo sciamanico Nicholas Negroponte. Una lettura certamente di parte, fondamentalmente PRO, indubbiamente interessante.

Jaron Lanier
Il secondo libro "Tu non sei un gadget" di Jaron Lanier ha un approccio decisamente critico, secondo l'autore la rivoluzione 2.0 (la dimensione sociale e interattiva) nasconde una trappola subdola e pervasiva: l'internet del nuovo millennio è pervasivo ma limitato e limitante, apparente aperto ma in realtà chiuso e condizionante, dove l'ideale della "democrazia aperta" si rivela troppo spesso una miserabile accozzaglia di banalità e mere opinioni, vittima di mode e condizionamenti inconsapevoli.
Ora l'autore non è un luddista e neppure un reazionario conservatore, si tratti infatti di un pioniere della realtà virtuale e di internet in quel di Berkley, il suo stile di scrittura è provocatorio e divertente ma sempre accuratamente documentato e circostanziato. Non si tratta di una polemica di posa quanto piuttosto di un accorato richiamo alla centralità dell'uomo sullo strumento, in  analogia con la critica della società dei consumi, per Lanier  l'uomo non è ciò che consuma né può ridursi ad accessorio di un sistema digitale cui debba adattarsi o conformarsi, come dice il titolo "Tu non sei un gadget".
Lettura consigliatissima!

[ Internet è un dono di Dio / a cura di Wired / Skira ]
[ Tu non sei un gadget / Jaron Lanier / Mondadori ]

6 mar 2013

Actarus Ufo robot - L'alieno che ci salva(va)

Actarus - Goldrake
Actarus è l'alieno del pianeta Fleed che vive e combatte sul pianeta Terra difendendo l'umanità, si tratta come quasi tutti probabilmente sapranno di un celebre cartone animato giapponese trasmesso in Italia a partire dal 1978, e che ha popolato i sogni infantili dei 40enni di oggi.  In questi giorni del marzo 2013 post elettorale in Italia si fa un gran parlare degli "alieni grillini" per il loro ingresso in parlamento, ma chi è cresciuto con Goldrake pensa agli alieni in tutt'altri termini. La situazione italiana ha qualche analogia: c'è un pericolo incombente e terribile (i cattivi di Vega per Goldrake, la crisi finanziaria per l'Italia) e il bisogno di un eroe capace di battersi e vincere il nemico riportando la speranza (Actarus per i giapponesi, il nuovo governo per l'Italia). Peccato però che i "nostri" non abbiano superpoteri nè colossali robot, certo usano le tecnologie (internet) ma più che eroi questi "alieni" sembrano il circolo della parrocchietta, manca solo Mario Pio. Comunque invece di intristirsi sul presente vi propongo un po' di relax ritornando all'infanzia quando Actarus in ogni puntata sembrava soccombere e invece alla fine aveva successo e salvava tutta l'umanità.

Il primo libro che voglio proporvi è un romanzo ispirato al cartone animato, il titolo è "Actarus" di Claudio Morici e come dice il sottotitolo "La vera storia di un pilota di robot" narra di un Actarus ormai trentenne, logorato dalla routine lavorativa che ha sviluppato una vera e propria dipendenza per la birra (che consuma di nascosto) e che incomincia a dubitare della propria missione
Un romanzo davvero divertente che è anche una sagace critica del mondo dei media, della "guerra preventiva", del bisogno di "un nemico esterno". Naturalmente il divertimento è doppio, anzi triplo, se conoscete Goldrake, nel romanzo infatti ritrovate oltre ad Actarus i personaggi e i luoghi del cartooon spiritosamente ri-contestualizzati; restano gli stilemi classici: le musichette che sottolineano gli eventi clou, le parole d'ordine, la dinamiche dei combattimenti, etc.
Tra i dubbi che aumentano e le rivendicazioni sindacali per le ferie, alla fine Actarus solleverà il velo di Maya e sopresa...

Divertente, liberatorio, intelligente e spiritoso! 
Consigliato.

Goldrake - Atlas Ufo Robot

Il secondo libro è un saggio che racconta il fenomeno Goldrake, la sua vera storia del manga originale, le differenze con l'adattamento italiano (che spiega anche numerose incongruenze nei rapporti tra i personaggi e le serie sorelle Mazinga e Mazinga Z). 
Interessante e ricco di curiosità (una per tutti, Goldrake in realtà si chiama Ufo Robot Grendizer) ma solo per veri fan, ecco il titolo "Ufo robot Goldrake"di Alessandro Montosi.

PS
Per chi volesse rivedere la serie originale sono disponibili i DVD in italiano con tutte le 76 puntate, anche se per  sorridere un po' può bastare la sigla iniziale che trovate qui di seguito: Link_sigla_Goldrake.


[ Actarus - La vera storia di un pilota di robot / Claudio Morici / Meridiano Zero ]

[ Ufo Robot Goldrake - Storia di un eroe nell'iItalia degli anni ottanta / Alesandro Montosi / Coniglio Editore ]


11 feb 2013

Solaris - di Stanislaw Lem

Stanislaw Lem (1921-2006)
Solaris edito per la prima volta nel 1961 è il capolavoro di Stanislaw Lem (1921-2005), un romanzo di fantascienza che si potrebbe dire "filosofico" sulla natura dell'io, della vanità delle pretese scientiste, e non ultima una critica degli apparati statali (della burocrazia politica e anche della comunità scientifica) di cui la "Solaristica", la scienza che da oltre un secolo si  applica alla ricerca della interpretazione definitiva del problema Solaris e che nel tempo ha generato ogni sorta di scuole di pensiero più o meno conseguenti e in conflitto irrimediabile, fino a contemplare biblioteche con centinaia di tomi sull'argomento, è l'amara parodia.

Grazie a Sellerio  il lettore italiano potrà finalmente godere di questa prima edizione integrale del romanzo di Lem, tutte le precedenti edizioni derivavano infatti non dal testo originale bensì da altre traduzioni (inglese, francese) che ne avevano mutilato il testo per renderlo più "conforme" ai presunti canoni della fantascienza. Evidentemente il valore di Solaris come romanzo non è affatto nella presenza delle astronavi o di pianeti sconosciuti, bensì è tutto giocato sulla dimensione interiore dell'uomo che il contatto con Solaris letteralmente materializza e costringe al confronto.

La trama di questo bellissimo romanzo che originariamente avrebbe dovuto intitolarsi "Missione cosmica" verte appunto intorno a una "missione", risolvere il problema Solaris, realizzare il "contatto" a lungo cercato con questo pianeta sui generis, un unicum nello spazio dalle bizzarre caratteristiche: per certi versi appare come un unico organismo vivente, il suo mare è una massa uniforme capace di generare imponenti e complesse formazioni quasi architettoniche, ha una capacità imitativa e replica le forme con cui viene in contatto, ma tutte queste generazioni sono destinate a collassare nel giro di breve tempo per poi ritornare a ricrearsi in forme mai uguali, pochi i fenomeni che sembrano ripetersi benché diversi almeno simili. 
Il tempo del romanzo è un ipotetico futuro di esplorazioni spaziali di grande portata, ma il pianeta Solaris rimane ciononostante refrattario alla conoscenza umana, esploratori e sonde non sono riusciti a venirne a capo in oltre un secolo. Il protagonista, il dott. Kelvin, è uno scienziato e psicologo che giunto in missione sull'avamposto scientifico sul pianeta misterioso è presto costretto a confrontarsi con il mistero dei "visitatori", una sorta di "succubi" del pianeta vivente: una iperrealistica materializzazione delle istanze più segrete dell'inconscio. Per Kelvin si tratta del materializzarsi di una copia esatta della moglie, morta suicida molti anni prima. 
Ecco che il romanzo devia dallo stereotipo di genere (astronavi e alieni più o meno antropomorfi) trasformandosi in una sorta di mistery, l'indagine sulla natura di Solaris (e dei visitatori) si tramuta in speculazioni sulla natura dell'essere umano, il significato dell'io e i limiti della conoscenza umana.

Un libro imperdibile che travalica il genere della fantascienza meritandosi piuttosto una solida posizione tra i grandi romanzi del novecento.

- CURIOSITA' -
Una celebre scena del film di Tarkoskij
Solaris ha avuto due celebri trasposizioni cinematografiche entrambe intitolate "Solaris", la prima del 1972 ad opera di Andrej Tarkoskij sebbene offra un'interpretazione personale discostandosi a tratti dal romanzo (e per questo non piacque a Stanislaw Lem) è a mio avviso molto riuscita, nel senso che rende molto bene il climax a bordo dell'astronave e sopratutto evidenzia quella critica degli apparati che emerge nel ripercorrere le testimonianze degli esploratori (ritenuti vittima di allucinazioni e/o intossicazioni) e delle preoccupazioni utilitaristiche del governo. La seconda del 2002 per la regia di Steven Soderbergh (con l'interpretazione di George Clooney) è senz'altro più neutra rispetto al testo di Lem (che infatti la gradì maggiormente) ma a mio parere risulta meno efficace e profonda. 

Per chi volesse godersi la versione cinematografica di Tarkoskij occorre sapere che la versione doppiata in italiano è sfortunatamente vittima di ampi tagli (analogamente alle prime traduzioni i tagli dovevano servire a rendere l'opera più conforme agli stereotipi della fantascienza), tuttavia è facilmente reperibile in dvd l'edizione integrale nel montaggio originale, laddove per le parti prive del doppiaggio italiano sono disponibili i sottotitoli.

Certamente consigliato.

[ Solaris / Stanislaw Lem / Sellerio ]

24 gen 2013

Due cordate per una parete - di Giovanni Capra

Gildo AiroldiArmando Aste,  Andrea Mellano,
Romano Perego e
 Franco Solina sull'Eiger
Il Leviatano delle Alpi, la parete nord dell’Eiger, ritorna nelle pagine di questo bel libro che racconta la prima italiana che giunse al successo fino in vetta nel 1962.

Come per la prima assoluta del 1938 anche il primo successo sull’Eiger da parte di italiani è il risultato di due cordate distinte che si incontrano per via e decidono di unire le forze fino in vetta. E’ di pochi anni prima (1957) la tragedia di Corti unico sopravvissuto nel tentativo della nord con il compagno Longhi e una coppia di tedeschi incrociati sulla salita. 
Ai primi anni ’60 l’Eiger con il suo tributo di morti è ancora lì inviolato agli italiani, saranno Armando Aste, Pierlorenzo Acquistapace, Gildo Airoldi, Andrea Mellano, Romano Perego e Franco Solina ha interrompere la maledizione e a spuntare la vetta. 

Il libro è la storia di una arrampicata impegnativa e irta di pericoli ma anche la storia dell’Italia del dopoguerra, pochi soldi e grandi ambizioni, operai che si riscattano al vento delle cime alpine dove la maestosità delle vette e la difficoltà della salita è il sale che consente di sopportare una vita non ricca, il lavoro duro e privo di grandi prospettive.

Una lettura contagiosa che fa venire voglia di montagna.

[ Due cordate per una parete / Giovanni Capra / Corbaccio ]

21 gen 2013

Elogio della radicalità - di Piero Bevilacqua


Piero Bevilacqua 
Secondo l’autore il punto di crisi attuale del sistema democratico/capitalista coincide con l’appiattimento di tutte le istanze in un generale moderatismo improntato alla difesa di quanto utile alla conservazione dell’esistente, lo status quo.  Qualcosa di simile all’incubo di Zadig, dove all’ombra del presunto bene supremo del moderatismo si soffocano tutte le altre istanze reiterando il peggior conservatorismo. I danni conseguenti sono ormai sotto gli occhi di tutti, tanto in termini di deficit di libertà quanto di riduzione delle possibilità economiche, di educazione e la cessazione della mobilità sociale. Il moderatismo è il male contemporaneo, è il travestimento di maggior successo del capitale e del conservatorismo, la maschera di una tirannia che non solo esige di vincere ma anche di affermare la propria superiorità morale, contro ogni altra idea tacciata di parzialità, pericoloso radicalismo e antidemocraticità.

Date queste premesse ci si potrebbe aspettare un susseguirsi di invettive e toni elevati, invece il testo procede placido enumerando una varietà di punti di vista alternativi con particolare riferimento ai sostenitori della decrescita. La riabilitazione del radicalismo inteso come la forza portante delle istanze di rinnovamento e di liberazione, malgrado qualche accenno a Lenin e altri capi scuola del pensiero rivoluzionario non approda in realtà ad alcuna proposta concreta, limitandosi a una mera enunciazione di “diritto all’esistenza” e alla “differenza” che francamente sembra potere ben poco rispetto allo strapotere del conservatorismo descritto come vasto, ramificato e simbioticamente annidato al sistema socio-economico in quanto tale. 

Il libro più che articolare una proposta segnala una possibilità, anzi alcune possibilità, senza tuttavia entrare veramente nel merito del cosa o del come. La vera utilità di questo volume consta nell’agile carrellata di alcune delle più importanti correnti di pensiero alternativo (sulla decrescita) emerse contro questa moderna dittatura mascherata. Spunti interpretativi interessanti sia per l’apertura di prospettive nuove sia per la comprensione degli avvenimenti sociali più recenti e globali (primavera araba, crisi economica, indignados, etc.).

Moltissimi ottimi suggerimenti di lettura si trovano nelle note, dove sono citati i testi fondamentali (tra questi segnalo per tutti Marc Augé e Serge Latouche) in cui sono enunciati i concetti qui ripresi in modo divulgativo e inevitabilmente troppo succinto e giornalistico. 
Il lettore meno informato potrà riscoprire la modernità di un Marx o un Lenin (dei quali, comunque la si pensi, siamo tutti figli) e scontrarsi con le provocazioni contemporanee dello sloveno Zizek; potrà intravedere la complessità sotto l’apparente monolitica realtà della vulgata comune (funzionale agli interessi di una élite) e forse avrà voglia di approfondire, ne trarrebbe sicuro vantaggio.


In tal senso il libro più che un saggio è un invito ad approfondire le questioni che vengono qui riassunte e illustrate e che ci coinvolgono tutti e di cui sarebbe imperativo avere maggiore consapevolezza.

 [ Elogio della radicalità / Piero Bevilacqua / Laterza ]

17 gen 2013

Alpinismo eroico - di Emilio Comici

Emilio Comici (1901-1940)

Emilio Comici (1901-1940) è stato un grandissimo arrampicatore triestino, nella sua breve vita ha salito itinerari mitici per difficoltà ed esposizione, la maggior parte sulle Alpi (sopratutto Dolomiti) ma anche qualche incursione all’estero in Grecia ed Egitto. 
Di Comici i testimoni ricordano la straordinaria eleganza nel gesto atletico e l’incredibile intuizione per trovare la via, per lui la grazia era più importante del successo, la "via" possibilmente doveva essere la direttissima ideale della goccia che cade. Morto a seguito di un banale incidente in una palestra di roccia, Comici aveva brillato per le sue capacità fuori dal comune e per questo era stato in qualche modo “arruolato” dal regime fascista come esempio di “eroe” italiano, ma la propaganda si limitava a sfruttare i suoi successi senza peraltro supportarlo in alcun modo, neppure finanziariamente. 

Su You Tube si possono trovare alcuni brevi filmati di Comici in azione, il che offre la rara opportunità di farsi un idea anche visiva delle “attrezzature” anni ’30 così lontane dalle moderne diavolerie tecniche oggi a disposizione anche degli arrampicatori più amatoriali. Il volume uscito postumo (fu composto nel 1942 saccheggiando i suoi diari, aggregando vari frammenti di periodi diversi) raccoglie alcuni scritti sparsi di Comici, per lo più resoconti delle sue salite in solitaria o in compagnia di pochi compagni. 

Per quanto frammentario il risultato è piacevole, la voce di Comici è lontana dalla retorica eroica fascista, semmai si può cogliere dalla sua viva voce l’intimo rapporto con il rischio e la sfida della montagna, comprese le sue debolezze e malinconie.

Affascinante come le sue montagne.

[ Alpinismo eroico / Emilio Comici / Vivalda ]

14 gen 2013

Alcune riflessioni sulla filosofia dell’hitlerismo - di Emmanuel Levinas

Emmanuel Levinas

Il principale motivo di interesse per questo saggio di Levinas è che sia stato pubblicato nel 1934, ovvero prima che Hitler desse il via alla “soluzione finale”, prima della guerra e prima dell’invasione della Polonia. Si tratta quindi di un’analisi che non può risentire del senno di poi e perciò offre più di un motivo di interesse.

Per prima cosa occorre dire che il termine "filosofia" associato a "hitlerismo" è assolutamente incongruo, niente è più lontano dal “pensiero” che la rozza ideologia hitleriana. Levinas nè è pienamente consapevole e il saggio analizza l’emergere dell’hitlerismo come un accadimento storico.  
L’hitlerismo è rudimentale, intellettualmente povero, contraddittorio e già chiaramente antiumano; un “fenomeno” che secondo Levinas, pur non avendo nulla a che fare con il “pensiero” (e quindi con la filosofia),  può essere inteso come “il risveglio di sentimenti elementari” di cui rischia di fungere da catalizzatore. Una circostanza questa che le poderose filosofie alte non solo non sono attrezzate ad arginare ma persino in una certa misura rischiano di fornire quasi una premessa (sia pure come devianza). Da qui la critica ad Heidegger, in generale il pensiero occidentale separa lo spirito (o la mente) dal corpo, e proprio in questo allontanamento opera l’emancipazione, viceversa la prospettiva del pensiero epocale (rif. Heidegger) rimanda ad una riappropriazione di appartenenza, l’essere gettato (il qui e ora) comporta un orientamento che attiene al contesto e ai rapporti, in questo senso ogni percorso è in una certa misura già scritto e la liberazione è piuttosto la migliore adesione al proprio destino, l’adesione a un compito storico, farsi strumento dell’essere. 
L’hitlerismo in qualche modo sia pur nella rozzezza delle sue affermazioni propugna una delirante adesione ai propri istinti più profondi assieme alla affermazione di sé come espressione di una tradizione, di una appartenenza ove ogni separazione spirito corpo è menzogna, da qui la necessità di un principio di individuazione di autenticità che non può che trovarsi che nella consanguineità, quindi come scrive Levinas “allora se la razza non esiste, bisogna inventarla.”.  Il razzismo però non è universale per definizione e infatti avanza la sua pretesa di universalità trasfigurandola in idea di espansione (e aggressione). L’espansione è esercizio della forza, e tale forza non si esaurisce con l’espansione bensì si conserva e anzi si rende più aggressiva, in questo senso conclude Levinas il razzismo non è un ideologia in competizione con altre, su questo o quell’altro punto: essa è guerra e conquista. In gioco non è una una visione del mondo ma l’umanità stessa.

Una lettura interessante per la quale non si può che ringraziare Quodlibet che offre la prima edizione in italiano di questo saggio. 

Il volume comprende anche la prefazione scritta da Levinas nel 1990 in occasione di una ristampa nella quale rivendica l’intuizione del saggio del 1934 che non considera l’hitlerismo una semplice “contingente anomalia” quanto piuttosto un possibile esito in termini di “male elementale” rispetto al quale il pensiero alto del ‘900 non si era sufficientemente assicurato.
Infine il volume si completa di un interessante saggio di Miguel Abensour dal titolo “Il male elementale” dove ripercorre il pensiero di Levinas e si sforza di illuminare le precognizioni del saggio del 1934 alla luce delle opere successive del filosofo francese.  

[ Alcune riflessioni sulla filosofia dell’hitlerismo / Emmanuel Levinas / Quodlibet ]

10 gen 2013

Un semplice delitto - di Thòdoros Kallifatides

Thòdoros Kallifatides

E' il primo giallo del celebre scrittore/poeta greco Kallifatides, immigrato in Svezia dove vive dal 1964 (scrive in svedese),  l’intreccio mistery è funzionale a illustrare il lato oscuro della società svedese contemporanea: un melting pot di etnie ormai naturalizzate (ma davvero fino in fondo?) costituiscono la Svezia di oggi e i migranti in fuga dalla crisi economica dell’Europa centrale o dall’est che si affacciano sugli abissi della droga e della prostituzione, la civile Svezia e una società che non è più capace di empatia sociale, un mondo di solitudini e scarso ottimismo sul futuro. Dove sono finiti gli ideali del sessantotto? 

Il disgelo del lago porta al ritrovamento del corpo di una giovane donna, è l’inizio delle indagini ma scoprire la verità non basta, bisogna anche tener conto di come indizi e prove possono essere fatte valere in tribunale. Cos’è la giustizia? e la verità? possono andare insieme? 
Il gelo della solitudine, delle miserie personali, dell’abbruttimento, dell’insoddisfazione e delle ambizioni deluse, è questo il ghiaccio che le indagini dovranno sciogliere per fare emergere infine la verità dagli indizi come l’acqua ha restituito il corpo della vittima a primavera.

Il riferimento ai migliori Sjowall e Wahloo è abbastanza scoperto, il titolo allude alla banalità del fatto che sia avvenuto un delitto, è proprio questa banalità del male, quasi si dovesse accettarla come una normalità che ha parentela con la mitica coppia di autori della serie di Martin Beck. La parentela sta nel fatto che la causa di questa quasi accettazione o apparente ineluttabilità del male è messa in relazione alla società svedese nel suo complesso, criminogena secondo il punto di vista di Sjowall e Wahloo, per Kallifatidis si potrebbe piuttosto dire abulica e indifferente.

La critica sociale c’è come anche i dubbi sul sistema giudiziario ma non si può dire altrettanto per la “visione politica”, non c’è proposta d’alternativa e neppure una vera ribellione o speranza di riscatto. La protagonista si concede al massimo uno sbotto d’insoddisfazione, non ribelle semmai ostinata nel fare la cosa giusta senza confidare nel risultato.
Il lato oscuro della Svezia di oggi che guarda a sé stessa come a un groviglio di problemi ma a differenza dei romanzi di Beck neppure i ribelli sperano davvero di potere cambiare le cose, si limitano a provarci ma senza crederci fino in fondo.

[ Un semplice delitto / Thòdoros Kallifatides / Crocetti ]

7 gen 2013

Truffare una banca… che piacere! - di Augusto “Chacho” Andrés


Dopo un 2012 bisesto fatto di sobrietà e rigore, ma sempre e soltanto sulla pelle dei più deboli, questa raccolta delle gesta dei resistenti uruguayani nei decenni ’60 e ’70 potrà essere una lettura distensiva, irriverente e persino divertente.
Certo i fatti narrati non sono così edificanti (rapine, furti, detenzione) e lo sfondo su cui si realizzano le azioni dei comunisti e sopratutto degli anarchici del FAU (Federazione Anarchica Uruguayana) è tutt’altro che divertente (la dittatura, le retate, le torture, le esecuzioni, i desaparecidos), tuttavia ad alleggerire il climax della narrazione è lo sfrontata foga libertaria, la leggerezza con cui davanti agli orrori della dittatura e della miseria sia possibile reagire con azioni al limite tra incoscienza e noncuranza, spinti da ideali libertari e spirito di fratellanza fino a sconfinare nell’apologia di reati comuni trasfigurati in rappresaglie di popolo e atti di giustizia.

Non che si possa paragonare la situazione attuale italiana con la dittatura omicida dell’Uruguay di quegli anni bui, e pure tuttavia non mancano sinistre corrispondenze: l’instaurazione di ministri tecnici senza elezioni, la progressiva distruzione dei diritti dei lavoratori (in nome di una fantomatica difesa dei mercati), l’iniquità delle tassazioni, la privatizzazione progressiva di tutti i servizi fondamentali (scuola, sanità, pensioni),  l’innalzamento delle ore di lavoro e la diminuzione degli stipendi, la precarizzazione come leva di ricatto, la guerra tra poveri che non arrivano a fine mese, etc. 

Da questo punto di vista si tratta di una lettura “liberatoria” che offre anche spunti di riflessione per l’Italia dei professori/banchieri che salvano la propria élite di appartenenza scaricando tutti i sacrifici sui più deboli in  nome di un liberismo friedmaniano che come la storia insegna, tutto dove è stato applicato, ha prodotto l’aumento delle disparità, il blocco della mobilità sociale e il conseguente esplodere delle tensioni interne (con tutti gli errori e orrori che ne sono sempre seguiti).

Non si tratta di una ricetta e come già detto le condizioni del contesto sono diverse ma vale la pena di rilevare le troppe affinità tra la strategia della spending review italiana (compresa la riforma del lavoro e delle pensioni) e le politiche sciagurate uruguayane che portarono agli scontri di cui si narra nel libro.

Un sorriso non potrà che affiorare davanti all’anarchica leggerezza con cui, benché privi di un piano di azione complessivo, questi rivoluzionari libertari affrontavano una vita di clandestinità e rapine adducendo per sé giustificazioni affatto complesse   (quando le banche falliscono i risparmiatori sono rovinati ma i banchieri fanno i ministri, quindi derubare una banca non è un delitto) e finalità molto terrene (sbarcare il lunario per un po’, almeno fino alla prossima rapina).

Alla fine del libro malgrado si sia letto di uno dei periodi più bui dell’Uruguay quel che resta è un senso di libertà, autentica e non schiava di obiettivi strategici o sistemici (tipo instaurare una nuova forma di governo). Nei racconti degli anarchici Uruguayani e dalle loro gesta si respira l’euforia caotica dell’anarchia, quello sberleffo delle regole, la trasgressione del limite (perché ogni limite è costrizione e prigione) che può far dire con una risata “Truffare una banca… che piacere!”.

[ Truffare una banca… che piacere! / Augusto “Chacho” Andrés / Zero in condotta ]

31 dic 2012

2013



Auguri di un 2013 di buone letture (e non solo quelle..)


- Felice anno nuovo 

                        - Happy new year 

- Bonne Année 

                         - Frohes neues Jahr

30 dic 2012

Jimi Hendrix, mio fratello - di Leon Hendrix con Adam Mitchell

Jimi Hendrix
Anno 2012, a dispetto dei Maya siamo ancora qui e se fosse vissuto Jimi Hendrix avrebbe festeggiato quest’anno i suoi 70 anni. Purtroppo invece sono passati 42 anni dalla sua precoce dipartita ma il mito resiste, anche quest’anno la rivista “Rolling Stone” lo incorona per l’ennesima volta leader incontrastato in vetta ai 100 migliori chitarristi di tutti i tempi. A quanto pare sembra esserci del vero nella battuta del film “The dreamers” di Bertolucci quando uno dei personaggi afferma: Io non credo in Dio, ma se ci credessi sarebbe un chitarrista nero e mancino.”.

In occasione di questo 70esimo genetliaco del formidabile mancino con la zazzera, la già vastissima bibliografia sul chitarrista americano si arricchisce dell’ennesimo libro-biografia: questa volta a raccontare l’ascesa al mito di Jimi è una persona che lo conosceva bene (anzi, in realtà neppure così tanto visto i lunghi periodi di separazione), è il fratello minore Leon. Il libro parla forse più di Leon e del padre, suo e di Jimi, che non di Jimi stesso; la maggior parte dei ricordi si concentra sull’infanzia e poi sui guai giudiziari di Leon e le sbornie del padre mentre Jimi diventava una star internazionale quasi senza che la sua famiglia lo sapesse. 
Infine il successo e il denaro che dal figliol prodigo irrompe nella squallida vita della famiglia di origine offrendo squarci di benessere e follie in perfetto stile sex, drugs & rock’n roll. Per quasi tutto il libro Leon chiama Jimi con il nome di Buster ovvero il nome che lo stesso Jimi aveva scelto per sé dopo avere visto Flash Gordon, oltre a questa del “nome”,  il libro offre altre chicche sui riferimenti biografici sparpagliati nei testi delle canzoni, specie le prime, piuttosto suggestive. 

Essendo un fan accanito ho letto più di un libro sul chitarrista di Seattle e per quanto impedito dalle mie scarse capacità mi affanno da anni nel tentativo di eseguire i suoi successi sulla mia stratocaster. Detto questo se pure non si tratta di una biografia particolarmente ricca e completa, il libro di Leon Hendrix, edito in Italia da Skira, offre senz’altro un punto di vista inedito e interessante che vale la lettura. 

Consigliato…

Su Hendrix sono in commercio altre biografie dettagliatissime, monumentali, e anche formidabili libri fotografici (prelibatezze per super fan), ma il libro di Leon ha il pregio di raccontare la genesi del mito visto al tempo stesso da lontano e da vicino: da vicino perché come fratello descrive l’ambiente familiare, l’infanzia; da lontano perché quando Jimi “sfonda”, Leon lo apprende dalla radio, quasi come se accadesse a uno sconosciuto. Non si tratta di pura apologia, Leon non tace le sue traversie personali (le condanne, la dipendenza da droghe) e neppure smorza le ombre famigliari (il padre alcolista, gli affidi, le liti legali per l’eredità).

Per gli interessati consiglio anche altri due agili libretti: il primo,  la raccolta dei testi delle sue canzoni e varie foto a cura della sorellina minore di Jimi, Janie Hendrix, con le traduzioni in italiano; il secondo, un tributo-omaggio dal significativo titolo “Jimi santo subito!”.

[ Jimi Hendrix mio fratello / Leon Hendrix / Skira ]
[ Jimi Hendrix. The lyrics / a cura di Janie Hendrix / Arcana ]
[ Jimi santo subito! / Gentile Enzo (e contributi vari) / Shake ]

20 dic 2012

La profezia dei Maya

Calendario Maya
Il 21 dicembre 2012,  h 6,00 ora italiana, secondo una presunta "interpretazione" del calendario Maya costituirebbe la data della fine del mondo, salvo solo un piccolo paesino dei Pirenei i cui abitanti hanno speculato alla grande sulla superstizione altrui.
Se la "profezia" si avvererà cogliamo l'occasione per salutare, se invece non si avvererà allora vi ri-proponiamo la lettura dell'ultima recensione a proposito del saggio "Quando la profezia non si avvera" di  Festinger, Riecken, Schachter edito in Italia da Il Mulino.
Se come crediamo la profezia fallirà pensiamo possa essere una buona lettura per comprendere gli irriducibili della superstizione, quelli che piuttosto che rinunciare a crederci ipotizzeranno una "cospirazione di poteri occulti", oppure offriranno una nuova interpretazione "più autentica" individuando una nuova data; insomma un utile strumento per capire perché i fan di Nostradamus & C. non cesseranno di credere indipendentemente dal numero di smentite delle presunte profezie.

Cogliamo l'occasione per augurare a tutti buone feste!

link: recensione del libro di Festinger, Riecken e Schachter.


25 ott 2012

Quando la profezia non si avvera - di Festinger, Riecken, Schachter

Leon Festinger (1919-1989)
Alla sua prima pubblicazione in Italia nel 2012 il saggio relaziona di uno studio empirico svolto presso una piccola comunità di persone che riunite intorno a un capo messianico (convinto di ricevere messaggi profetici da extraterrestri), conformarono il proprio comportamento relativamente alla profezia di una catastrofe apocalittica preparandosi ad un disastro che in realtà poi non ebbe luogo. Gli stessi autori (Leon Festinger /Stanford University/, tra i più importanti psicologi sociali, e i suoi esimi colleghi Henry W. Riecken /Minnesota University/ e Stanley Schachter /Columbia University/) e altri loro collaboratori hanno potuto infiltrarsi nella piccola comunità registrandone convinzioni e comportamenti fino alla smentita della profezia e anche dopo, in questo modo lo studio offre un prezioso punto di vista empirico sulle dinamiche psicologiche e sociali che motivano ferventi convinzioni e che ne consentono la sopravvivenza malgrado eventi clamorosamente contraddittori come appunto il non inverarsi di una precisa profezia.

La domanda è: “Cosa potrà convincerci che ciò in cui avevamo riposto (in buona fede) tanta certezza e fiducia non sia stato altro che un abbaglio?” La risposta trovata al termine di una faticosa ricerca empirica sembra non essere confortante, ovvero: “Nulla, nemmeno una smentita inequivocabile può far capitolare chi abbia fortemente investito nella propria convinzione”. Certo qualcuno che cambia idea c’è ma il punto è che altri, sebbene in buona fede, non lo fanno.

Vale la pena di ricordare il monito dell’aforisma di Nietzsche: “Io ho fatto questo  -dice la mia memoria - Io non posso aver fatto questo - dice il mio orgoglio e resta irremovibile. Alla fine è la memoria ad arrendersi (cit. Al di là del bene e del male)”. In una qualche misura il meccanismo psicologico evidenziato nel saggio è simile, si tratta infatti di un eccesso di investimento di sé aderendo ad una ideologia. La convinzione si rafforza radicalizzandosi mano a mano che ci si taglia i ponti alle spalle mettendosi di fatto in una posizione di non ritorno. In questo caso alla smentita drastica corrisponde una reazione dapprima di disorientamento e poi, avendo troppo da perdere nel riconoscere l’errore, interviene salvifica un azione di rilettura dei fatti, un’interpretazione che preserva la correttezza della scelta (vissuta come senza ritorno) fatta in precedenza, da qui l’aggrapparsi a forme più o meno verosimili di “razionalizzazione” (ma potremmo dire di fabulazione) che consentano di rileggere i fatti in maniera alternativa e nuovamente coerente con la ideologia di cui sarebbero la clamorosa smentita. Questo processo di razionalizzazione dell’incongruo (la smentita a una profezia implicita in un’ideologia) e di ricreazione di realtà consente al credente non solo di superare lo smarrimento ma anzi di trarre maggior forza e fiducia dalla smentita stessa, tramutata in conferma e/o messa alla prova della propria fede. Non si tratta come per Nietzsche di orgoglio quanto piuttosto di un meccanismo di autodifesa, un buon esempio di come la lezione della psicanalisi (e in particolare la razionalizzazione e la verbalizzazione dei vissuti emotivi) chiarisca l’operato della mente e la sua forza, capace infatti di piegare la cruda realtà a propria utilità.

Sebbene risalga al lontano 1954, questo saggio è di sconcertante attualità per la chiarezza di sguardo che è in grado di portare su questi meccanismi comportamentali che ci riguardano tutti, viste la similitudine delle dinamiche anche in altri frangenti, come l’adesione a una ideologia politica o la difesa di principi giuridici astratti.

Il fatto che la piccola comunità di persone oggetto di questo studio credesse negli extraterrestri e facesse affidamento alle profezie e ai dettami di Marian Keech che riteneva di ricevere questi messaggi da entità superiori ed extraterrestri (e precisamente da tale Sananda del pianeta Clarion), non deve fare pensare che il meccanismo psicologico operante tra gli adepti riguardi soltanto persone mentalmente disturbate o comunque un esigua minoranza di persone. Al contrario il meccanismo psicologico è assolutamente generale e ve ne se può trovare traccia a vari livelli nell’intera sfera della vita sociale contemporanea. Basti pensare alla persistenza di “credenze” come la presunta nazionalità non americana di Obama, le teorie della cospirazione sull’11 settembre, le ormai classiche dietrologie sull’area 51 e Roswell, ma anche e persino più macroscopiche (e perciò più nascoste) come la fede incondizionata sulla bontà di una particolare forma di governo o di sistema economico (sia esso il comunismo della libertà, o il liberismo della crescita economica, laddove per entrambi potrebbero essere portate numerose evidenze empiriche contrarie).


E’ divertente vedere come l’ideologia della signora Keech evolva con le sue passioni del momento e come ad esempio alcuni cliché di ufologia e approssimativi  riferimenti religiosi (dedotti dagli incontri e dalle frequentazioni che aveva in determinati periodi) si inseriscano nelle comunicazioni ricevute da Sananda. Le trascrizioni dei messaggi (spesso frammentari e confusi) sono puntualmente oggetto di accurate e faticose esegesi frutto della collaborazione con altri ferventi adepti le cui nozioni personali e credulonerie condizionano l’interpretazione finale, fino a costruire di messaggio in messaggio (ma sopratutto di interpretazione in interpretazione) un cosmo variopinto di una certa complessità, retto da una sua logica interna e che comprendeva alcuni temi generali che riscontravano, all’epoca come oggi, un certo seguito in gruppi non così minoritari di persone (es. avvistamenti alieni, cospirazionismo, millenarismo, spiritismo, mito di Atlantide). E’ evidente la straordinaria potenza della “razionalizzazione” non solo nell’inglobare via via elementi esterni (ed estranei) ma anche nell’indirizzare e piegare i fatti incongrui o contraddittori appiattendoli sull’ideologia, di conseguenza proprio da tale evidenza possiamo e dobbiamo trarre indicazioni di prudenza nel compiere valutazioni e nel misurare la nostra intransigenza nel liquidare frettolosamente come folli quanti professano teorie stravaganti. Ancor più arduo diventa il tentativo di dialogo o confronto con chi sia preda di una tale “fede” laddove evidentemente il meccanismo della “razionalizzazione” tende a assimilare ogni contrarietà inserendola in una nuova coerenza vieppiù impermeabile ad ogni critica compresa la chiamata in causa di evidenze contrarie.


Nel caso di Marian Keech si tratta di una persona sinceramente convinta della autenticità delle sue “comunicazioni”, ma il meccanismo attraverso il quale gli adepti agglutinano intorno a lei, alimentando e rafforzando l’ideologia di cui diventano essi stessi elementi di conferma, chiarisce molto bene quanto pericoloso possa essere un tale meccanismo psico-sociale se utilizzato in chiave di profitto da persone manipolatrici e senza scrupoli di cui alcune cosiddette “sette” sono un triste esempio decisamente attuale e preoccupante (viste anche le dimensioni globali di alcune di esse). Lo stesso populismo, come anche il qualunquismo, utilizzano almeno in parte leve molto simili per ottenere un largo consenso che può diventare pericolosissimo proprio perché produce “seguaci” incapaci di autocritica e impermeabili ad ogni evidenza contraria, un possibile e temibile prologo di fascismo e altri totalitarismi.

Una lettura davvero consigliata che offre molti spunti di riflessione.

Vale la pena di notare che laddove il saggio ben evidenzia la potenza e la pervasività del meccanismo della “razionalizzazione” apre le porte ad una considerazione critica che può a buon diritto ribaltarsi sull’intera teoria freudiana laddove essa stessa può senz’altro apparire come una costruzione teorica che si avvale strutturalmente della funzione “razionalizzatrice” per sussumere in sè qualsiasi deviazione e diventare così tautologicamente omnicomprensiva e autodimostrativa. In ciò sta forse la grandezza e il limite della psicoanalisi come pretesa di descrivere  meccanismi di cui è essa stessa contemporaneamente soggetto e oggetto. Ciò che conta, al di là del valore di verità (probabilmente inattingibile) è che questo approccio può fornire strumenti interpretativi e quindi di azione in grado di incidere sul reale, smascherando almeno in parte le fabulazioni che lo pervadono. Se poi questo reale infine raggiunto, sia o meno soltanto una ulteriore e più forte fabulazione offerta dalla teoria freudiana, non è dato sapere, il che non lo rende meno utile.

[ Quando la profezia non si avvera / Festinger, Riecken, Schachter / Il Mulino ]

24 set 2012

La catastròfa - di Paolo Di Stefano


(8 agosto 1956) l'incendio del pozzo Bois-du-Cazier
Un racconto a più voci, mantenute anche nello stile, il più possibile aderenti allo spirito (al pathos e all’innocenza) delle testimonianze dirette raccolte all’autore di questo volume dedicato alla tragedia mineraria di Marcinelle. Nel libro viene ricostruita la vicenda dell’incidente in miniera avvenuto nel lontano 8 agosto 1956, in Belgio; fu una strage: dei 274 lavoratori che si erano calati nelle gallerie quella mattina pochissimi fecero ritorno alla superficie, 262 morirono e tra questi 136 erano immigrati italiani. Fu la prima grande disgrazia mineraria moderna, purtroppo non è stata l’ultima; le cause (per quello che emerge dalle testimonianze e dagli atti del processo che ne seguì) sono ancora una volta da ricercare nello sprezzo per la vita altrui (specie degli immigrati poveri), nell’avidità di pochi e nella rincorsa al profitto ad ogni costo. Un carrello si incastrò nell’ascensore danneggiando una conduttura d’olio posata acanto alle condotte elettriche, di qui l’incendio, fiamme e fumo che riempirono le gallerie senza lasciare scampo a quanti vi si trovavano dentro. Soccorsi che partono a rilento, niente estintori, niente procedure di evacuazione, niente pozzi alternativi da cui uscire: una trappola mortale 1 km sotto la superficie.  La sicurezza sul lavoro nella miniera di Marcinelle era un optional indesiderato in quel lontano (ma neppure tanto) 1956; purtroppo il triste record di morti sul lavoro dell’Italia 2012 testimonia che resta ancora molto da fare anche nel nostro paese.

Tra le varie voci che compongono la ricostruzione degli eventi trovano spazio le memorie dei sopravvissuti, le testimonianze in tribunale, il dolore dei parenti, e lentamente ma inesorabilmente il quadro inizialmente confuso, come il fumo di quel giorno maledetto, si fa progressivamente più chiaro, anzi alcuni accenni aprono spiragli a ipotesi inquietanti ma crudelmente in linea, non solo con i fatti, ma anche con il generale atteggiamento che le autorità Belga e, molto più colpevolmente, le autorità italiane tennero sulla questione al momento dell’incidente. Incredibilmente ancora oggi sembra preferirsi dimenticare e omettere piuttosto che confrontarsi con la cattiva coscienza di due nazioni. 

Un braccio della miniera di Marcinelle
Nel libro emerge con chiarezza la situazione di quasi schiavitù accordata ai minatori, specie se immigrati (gli italiani), il tutto con il plauso del governo italiano che siglò un particolare accordo con il Belgio che prevedeva tra le altre cose una sorta di vendita, per minimo un lustro, di manodopera fresca, vigorosa e sottopagata in cambio di una contropartita in carbone per lo stato italiano in funzione della produzione della miniera. Non è difficile immaginare come i troppi occhi tenuti chiusi sulle condizioni di lavoro dei nostri compatrioti spinsero poi quel governo (e molti di quelli che lo seguirono) a scegliere il silenzio sulla questione, basti pensare che nessun presidente o ministro italiano si recò sul posto ai tempi della tragedia, nonostante l’ingente contributo di sangue  dei lavoratori immigrati italiani. 
Il libro testimonia il povero stile di vita dei minatori, le inaudite carenze in materia di sicurezza, evidenzia la parzialità dell’inchiesta e l’inerzia con cui i colpevoli furono lasciati senza nome o senza punizione. 
La descrizione delle condizioni di lavoro e di vita dei minatori sono, di per sé stesse, motivo di indignazione e compassione, un sentimento quest’ultimo che è ben difficile accordare a quegli ingegneri e periti della miniera che, per sottrarsi a pesanti responsabilità, durante il processo (temerariamente e impunemente) sostennero l’insostenibile: come il non avere mai saputo che l’olio brucia, o che l’assenza di estintori non era pregiudizio alla sicurezza. 

PaoloDi Stefano
Molto tempo è passato ma forse non abbastanza, sono infatti recenti (estate 2012) le polemiche insorte tra Italia e Belgio proprio a seguito di questo libro. Il museo della miniera ha ritenuto non includerlo tra le sue disponibilità, contestandone il contenuto (ma forse piuttosto temendo i dubbi che avrebbero potuto sorgere nei lettori) e preferendo invece attenersi alle versione ufficiale del 1956: una disgrazia inevitabile. Ogni altra possibile verità deve rimanere taciuta, con buona pace del paziente lavoro di documentazione dell’autore di questo libro, il giornalista e inviato del Corriere della Sera Paolo di Stefano, che ha polemicamente replicato alla decisione del Museo dalle pagine del suo giornale.

Per non dimenticare.

[ La catastròfa / Paolo Di Stefano / Sellerio Editore ]

20 set 2012

Penultimo nome di battaglia - di Raùl Argemí

 Raùl Argemí 
Un uomo si risveglia in ospedale ferito, confuso, al suo fianco un compagno di sventura sfigurato dalle fiamme, messo peggio di lui non potrà aiutarlo a ricordare.

E’ l’inizio di un giallo sorprendente ai limite del genere, che mescola elementi di denuncia degli orrori del regime Argentino a riflessioni sulle radici della malvagità e sulle dinamiche del comportamento criminale

Il protagonista ricorda inizialmente solo di un incidente d’auto e di essere un giornalista, uno che non ha mai fatto carriera e che forse finalmente può cogliere la grande occasione: il moribondo a fianco del letto in cui è immobilizzato è forse un temuto ricercato psicopatico e trasformista, tal “Cacho” detto anche il camaleonte per la sua abilità nell’assumere molteplici identità. 
La paralisi che gli blocca gli arti e i sedativi che lo costringono a ripetuti crolli nell’incoscienza non lo aiutano, ma è l’occasione della vita e intende coglierla: lentamente i vari pezzi della storia carpita al moribondo, assieme a brandelli di conversazioni dei paramedici e del personale di polizia venuto in visita all’ustionato di cui è impossibile accertare l’identità, incominciano a dipanare una storia con qualche coerenza, portando luce dove era ombra, fino al colpo di scena finale.

L’autore del romanzo è l’argentino Raùl Argemí, imprigionato dal regime nel ’74 per dieci anni, ha lavorato come giornalista, poi nel 1999 è espatriato in Spagna dedicandosi alla scrittura. Nel 2005 ha vinto con questo il libro il premio Dashiell Hammett, meritatissimo.

Il libro è molto più di un giallo: le oscillazioni dello stato di coscienza del protagonista che è anche il narratore della storia, l’opacità della memoria, la psicologia della malvagità; in breve un libro da leggere anche se i gialli proprio non vi piacciono, non ve ne pentirete.

[ Penultimo nome di battaglia / Raùl Argemí / La Nuova Frontiera ]